Almarina di Valeria Perrella. Einaudi editore.

“Chi pensa che Nisida sia un’aberrazione non conosce la città, e chi pensa che la città sia un’aberrazione non conosce il Paese. E’ per questo che quando arrivano a Nisida i nostri ragazzi si straniano: vedono da vicino, per la prima volta, adulti diversi da quelli che li hanno partoriti”.

Poco distante da Napoli troviamo Nesis, Nisida, una piccola isola dove risiede l’Istituto Penale Minorile, che accoglie una cinquantina di ragazzi e ragazze con l’obiettivo di educarli e reinserirli nella società civile.
Nell’ambito delle attività dell’IPM di Nisida, Valeria Parrella ha tenuto, per diversi anni, un laboratorio di scrittura, attraverso il quale ha avuto l’opportunità di conoscere in modo diretto il modus vivendi imperante fra i ragazzi durante la detenzione.
Nel 2019 la scrittrice napoletana scrive Almarina, romanzo candidato al Premio Strega 2020, ambientato proprio nell’istituto minorile

Elisabetta, la protagonista di Almarina, è una cinquantenne che trascorre, giorno dopo giorno, una vita senza aspettative né obiettivi, avvolta in una dimensione di vedovanza priva di reattività: per lei essere in vita non vuol dire necessariamente essere viva.
Ogni mattina si reca presso il carcere di Nisida ad insegnare matematica ai ragazzi che scontano le loro pene; chiude le sue cose in un armadietto e entra in un mondo dove “c’è silenzio. Il silenzio che non si sente mai: fuori dalle rotte, lontano da qualunque strada, e mare inaccessibile tutto d’intorno, che a destra finisce dentro il Vesuvio e a sinistra dentro l’Italsider”.
Il silenzio che la circonda le fa ancor di più risuonare dentro stati d’animo inusitati che si nutrono di domande complesse sul senso della sua funzione all’interno dell’istituto, mettendo in contrapposizione il ruolo educativo e pedagogico dell’insegnamento con la condizione intrinseca della detenzione minorile e sull’idiosincrasia concettuale del rapporto fra docente e sistema carcerario perché: “E’ in me l’idea che le guardie sono sbirri, che gli sbirri fanno male, che sei colpevole perché appena ne incontri uno ti nasce una pietra in tasca. Come possiamo stare tutti e due dentro Nisida stamane se io ho scelto di fare l’insegnante e tu la guardia carceraria?”
Nisida costituisce un luogo nel quale gli opposti si neutralizzano a vicenda e il tempo è un concetto ambiguo: ogni giorno è un giorno a se stante e non è possibile collegarlo né al passato e né al futuro, perché il passato va dimenticato e il futuro non è programmabile in nessun modo.
In quel limbo, popolato da giovani donne e giovani uomini che provano a ricostruire un’esistenza spesso già segnata profondamente dalla violenza e dal dolore, arriva, a un certo punto, una ragazza rumena, Almarina, finita in carcere per un semplice furterello.
In realtà per Almarina essere approdata in quella struttura è letteralmente una fortuna, perché altrimenti sarebbe rimasta nella casa famiglia che la ospitava, in attesa di diventare maggiorenne, per poi dover affrontare il peso di un futuro incerto.
Anche per Elisabetta l’arrivo di Almarina rappresenta una svolta: la dolorosa storia della ragazza dei Balcani, la sua capacità di reagire al suo terribile vissuto, la sua ingenuità, nonostante la consapevolezza che il prezzo pagato per fuggire dall’orrore della sua famiglia sia stato enorme, fanno sì che l’indolente indifferenza della docente nei confronti della vita si trasformi in uno incredibile stimolo a rimettersi in gioco e a considerare Nisida come un’opportunità di essere parte di un progetto salvifico di ragazzi-vittime, perché “dietro un minore colpevole c’è sempre un adulto colpevole”.
L’incontro fra Elisabetta ed Almarina è l’incontro fra due solitudini ma, soprattutto, è il congiungersi di mani di adulti consapevoli del ruolo che la maturità deve giocare nella società con mani di un’adolescenza violata, ma miracolosamente capace di rigenerarsi e di sognare ancora.
Valeria Parrella è, probabilmente, la più versatile scrittrice napoletana vivente e Almarina ne rappresenta, a mio avviso, un’evidente manifestazione.
La sua formazione classica rende ogni parola una gemma preziosa e non certo per il leziosismo dotto che altri scrittori si ostinano ad ostentare: la sua è una scrittura che non ha nulla di artatamente dotto, piuttosto è pura capacità di utilizzare le parole e la struttura sintattica come se stesse suonando uno strumento che le consente, ad esempio, di iniziare una frase senza la maiuscola come se fosse perfettamente corretto…e naturalmente giusto.
“Ci posso provare oppure no? io almeno questo lo devo sapere, e jamme.”
Ma Almarina è anche espressione di una coscienza sociopolitica attenta ai bisogni e alla diversità: una coscienza che se da un lato sembra sempre più snobbata, a favore di un buonismo che vede la detenzione giovanile quasi come una forma di barbarie, senza offrire però soluzioni alternative, dall’altro viene spesso fortemente contrastata attraverso la negazione della responsabilità che la società riveste sull’insorgere della delinquenza giovanile. Ed è pertanto testimonianza efficace che in moltissimi casi (più spesso di quello che si pensi), gli istituti di pena come Nisida, con tutte le criticità che pur sussistono, sono l’unico strumento attualmente a disposizione per tentare di recuperare giovani vite che non avrebbero altrimenti nessun futuro di legalità.

La descrizione del libro

Finalista Premio Napoli 2020, sezione Narrativa – Finalista al Premio Strega 2020 – Finalista al premio Lattes Grinzane 2020 – Finalista al Premio Asti d’Appello 2020

Questo romanzo limpido e intenso forse è una piccola storia d’amore, forse una grande lezione sulla possibilità di non fermarsi. Di espiare, dimenticare, ricominciare. «Vederli andare via è la cosa piú difficile, perché: dove andranno. Sono ancora cosí piccoli, e torneranno da dove sono venuti, e dove sono venuti è il motivo per cui stanno qui».

«Penso che Almarina si possa definire letteratura civile ma non ne sono sicuro; e quando non si è sicuri, vuol dire che nel caso in questione la parola “letteratura” è più grande della parola “civile” – che è l’unica letteratura civile degna di questo nome» – Francesco Piccolo, La Lettura

L’autrice

Valeria Perrella

crittrice italiana, si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Napoli con una tesi in glottologia. In seguito si è specializzata come interprete della Lingua Italiana dei Segni e ha lavorato all’E.N.S. di Napoli, dove vive.
Ha esordito nel 2003 con una raccolta di sei racconti intitolati Mosca più balena edita dalla casa editrice Minimum Fax con la quale ha vinto il Premio Campiello Opera Prima.
Diversi racconti della giovane autrice sono apparsi nell’antologia Pensa alla salute pubblicata da l’ancora del mediterraneo nel 2004. Sempre nel 2004 ha pubblicato nell’antologia La qualità dell’aria il suo racconto Verissimo e nel 2005 un’altra raccolta di racconti, Per grazia ricevuta, libro arrivato tra i cinque finalisti al Premio Strega dello stesso anno e vincitore del Premio Renato Fucini per la miglior raccolta di racconti. Nel 2007 pubblica con Bompiani Il Verdetto.
Nel 2008 pubblica con Einaudi il suo primo romanzo, Lo spazio bianco, da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo film. Per Rizzoli ha pubblicato Ma quale amore (2010), seguito da Lettera di dimissioni (Einaudi 2011) e Tempo di imparare (Einaudi 2014).
È autrice dei testi teatrali Il verdetto (Bompiani 2007), Tre terzi (Einaudi 2009, insieme a Diego De Silva e Antonio Pascale), Ciao maschio (Bompiani 2009), Antigone (Einaudi 2012), Euridice e Orfeo (Bompiani, 2015) e Dalla parte di Zeno (Teatro Nazionale di Napoli, 2016). Per Ricordi, in apertura della stagione sinfonica al Teatro San Carlo, ha firmato nel 2011 il libretto Terra su musica di Luca Francesconi. Ha inoltre curato la riedizione italiana de Il Fiume di Rumer Godden (Bompiani 2012). Da anni si occupa della rubrica dei libri di «Grazia» e collabora con «La Repubblica». Nel 2019 pubblica con Einaudi Almarina e l’anno dopo Quel tipo di donna (HarperCollins Italia, 2020).

Scheda Libro

Autore: Valeria Parrella
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 2 aprile 2019
Pagine: 136 p., Rilegato
EAN: 9788806230616

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Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

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