Blog tour ” Nel nome di Cesare” di Andrea Oliverio. Quarta tappa ” Amore e cameratismo”.

Blog tour Nel nome di Cesare di Andrea Oliverio. Quarta tappa ” Amore e cameratismo”.

Siamo arrivati alla quarta tappa del blog tour organizzato da Thriller Storici e Dintorni del libro ” Nel nome di Cesare” di Andrea Oliverio. Noi affronteremo un tema importante del libro, parleremo di amore e cameratismo.

Siamo molto felici di partecipare a questo bel viaggio letterario.

Prima di addentrarci nel pieno del tema, vogliamo leggere la voce dell’autore, attraverso una domanda che gli abbiamo posto.

L’impero romano fa da scenario anche al tuo secondo romanzo, “Nel nome di Cesare”. Avvincente e ricco di particolari, il libro è incentrato sulla guerra civile che evince uno spaccato politico all’interno della Repubblica di Roma. Due titani che si confrontano e si scontrano. Cesare contro Pompeo. Se tu, Andrea, ti fossi trovato a vivere in quel periodo storico, con quale fazione ti saresti schierato e perché?

La risposta a questa domanda è un bel dipende. Mi spiego meglio, siccome alla nascita non scegliamo mai la nostra estrazione sociale, ma il caso lo fa al nostro posto; ti direi che se fossi nato in una famiglia patrizia molto probabilmente la mia formazione e il mio esempio sarebbe stato quello degli ottimati, ovvero la casta dei ricchi che governavano la Repubblica. Salvo situazioni particolari sarei finito per seguire le gesta degli antenati più o meno prestigiosi della mia famiglia e sarebbe stato naturale schierarsi con Pompeo, con ogni probabilità lo avrei seguito ciecamente.
se invece fossi nato in una famiglia più modesta, Giulio Cesare sarebbe stato il mio paladino e avrei fatto parte della fazione dei “populares”. Avrei visto in lui non un nemico ma una guida, un faro della giustizia, un uomo capace di cambiare le vecchie istituzioni. Per cui, come vedi, è sempre e solo una questione di prospettiva. Il luogo da cui provieni e che ti cresce, le persone che frequenti e il percorso di carriera che in una società come quella romana era ben tracciato determinano in una buona sostanza l’uomo che saresti diventato.

Amore e cameratismo.

Morte, distruzione, paura, sete di gloria, di potere, desiderio di rivalsa, di affermazione, voglia di predominare, di primeggiare, di sottoporre a sè i propri simili. Indipendentemente dal dolore, dalle scie di sangue, dalla devastazione e dal disfacimento umano, politico, sociale, economico. Questi sono gli elementi che emergono immediatamente nel pensiero collettivo quando si parla di guerra. Perché, di fatto, è ciò che da sempre è accaduto nella storia dell’umanità, nel momento in cui popoli, etnie, stati o coalizioni hanno ritenuto di dover far prevalere interessi di tipo ideologico e/o economico. Dunque, con il termine “guerra” si intende quel fenomeno sociale che ha enormi riflessi sulla cultura, sulla religione, sull’arte, sull’economia, sui miti, sull’immaginario collettivo, tale da riuscire a cambiare l’essenza stessa della società, esaltandola o condannandola. Ma sarebbe possibile riuscire a trovare qualche elemento positivo in questo orrore infinito, se solo si provasse a scandagliare l’anima di ogni singolo individuo che vive il dramma, la violenza e la crudeltà imprescindibili dal fenomeno bellico? È veramente concepibile conservare un briciolo di umanità rispetto alla ferocia, alla brutalità e alla spietatezza che solo una guerra può generare? Possono coesistere principi di amore, stima, considerazione, fratellanza, fiducia, solidarietà, cameratismo con il senso di odio, aberrazione, corruzione, disfatta, intrigo, ostilità, ripugnanza? Probabilmente, anche se non senza difficoltà, la risposta può essere affermativa. Una dimostrazione ci viene suggerita da Andrea Oliverio, che con il suo secondo romanzo storico, “Nel nome di Cesare”, riesce a comprovare quanto tutto questo non è solo una mera utopia, ma una reale concretezza. L’analisi umana dei personaggi che vivono il dramma in un contesto nefasto è la chiave di volta. E l’amore, scrutato nelle sue molteplici sfaccettature, diviene essenza fondamentale, fulcro dominante, colonna portante. Amore per la patria, per un ideale, per una missione. Ma l’amore è anche passione, carnalità.

“Il ricordo andò alla notte appena trascorsa, quando aveva giaciuto con Verre. Era stata bene, aveva provato sensazioni nuove, forti, avvertiva il cuore ancora in tumulto: paura, angoscia, felicità, eccitazione… Sentimenti contrastanti si fondevano assieme. Continuava a sentire il suo odore, tra le mani, sulle labbra. Percepiva ancora i suoi baci e gli abbracci. Gli sembrava che lui fosse lì a osservarla, con quello sguardo penetrante, e a stringerla, lasciandola senza fiato. La passione era diventata come una fiamma inaspettata e incontenibile.”

L’amore diviene tormento, emozione, trasporto. Si slega, unisce, e viene declinato in amore filiale, affetto, rispetto. Si espande e si ritrae in modo imperituro. È tenerezza, dolcezza, premura. Ed è sempre e solo l’amore che, come diceva anche il sommo vate, “…move il sole e l’altre stelle”. E può mutare ancora, in pietà, soccorso, solidarietà. Una forma di cameratismo intesa nell’accezione più profonda del termine.

“…Pur trattandosi di un piccolo trionfo, Verre sapeva bene quanti quei gesti fossero alla base di quel cameratismo così prezioso per future e ben più dure battaglie; ma davanti alle mura di Massilia, come avrebbero reagito quei ragazzi di fronte alla morte dei compagni? E alle mutilazioni? Nei suoi lunghi anni di campagne militari, quanti erano stati i giovani pieni di coraggio fiaccati nello spirito o usciti di senno per lo strazio dei soldati amici, fatti a pezzi dalla sete di sangue del nemico?”

La tragedia delle guerre sanguinolenti e strazianti, il dolore che da ciò scaturisce, la rabbia, la paura, il senso di frustrazione, di abbandono, di sofferenza inenarrabile, possono trovare un parziale sollievo solo attraverso la speranza e l auspicio di un futuro più roseo. E a ciò si giunge proprio attraverso l’amore. Quel sentimento a tratti contraddittorio, che a volte divide, ferisce, fa soffrire. Ma sa anche lenire, rinfrancare, rigenerare. Ci consente di guardare all’eternità, ci sprona, ci sorregge. Anche nei momenti di grande difficoltà, di sconforto o di scoraggiamento, l’amore e la solidarietà verso i nostri simili restano gli unici elementi in grado di elevarci un gradino più in alto.

Un sentimento così complesso è stato da sempre fonte di ispirazione per pittori, poeti, cantanti e artisti di ogni genere. È il motore che muove il mondo.

Benjamin Disraeli sosteneva che “Siamo nati tutti per amare: è il principio dell’esistenza e il suo unico fine.”

E noi abbiamo una sola vita: non possiamo e non dobbiamo essere avari d’amore…

Fabiana Manna

Nella guerra civile che nel 49 a.C infiamma Roma, la città di Massilia, con il porto più importante del Mediterraneo settentrionale, assume un ruolo chiave. Per portarla dalla propria parte il Senato, schierato a favore di Pompeo, usa le armi della diplomazia e della corruzione. Cesare invece ricorre alle legioni e la cinge d’assedio. I centurioni Verre e Cinna, fedeli alla sua causa, dovranno affrontare temibili nemici, druidi assetati di sangue, ma anche spie astute e subdole insidie, di fronte alle quali si sentono disarmati: quelle dell’amore. Dopo “L’inviato di Cesare” l’autore torna a proporci l’affresco di un’epoca storica affascinante, con una galleria di personaggi al limite della leggenda e un susseguirsi di vicende mozzafiato.

Nel nome di Cesare

Autore : Andrea Oliverio

Editore : Aporema

ISBN : 978-8832144598

Prezzo : 14.90

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Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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