“Castelmonardo 1783, Macerie e Prodigi”, di Francesco Pilieci

Castelmonardo

“Castelmonardo 1783, Macerie e Prodigi”, di Francesco Pilieci

Francesco Pilleci
…Attraverso un personaggio eminente si possono colmare i silenzi della storia. Questa funzione è affidata a B. Franklin che, in una lettera indirizzata a fra’ Anthony, dimostra di essere a conoscenza della fondazione di Filadelfia, ma soprattutto di aver avuto un ruolo significativo nell’attribuzione del nome, progetto che ha una forte relazione con l’omonima città americana, ma che lui stesso, al fine di scongiurare eventuali reazioni del governo borbonico, propone di realizzare adottando una strategia dissimulatrice…” “…Altro tema di grande suggestione è quello del quadro animato. Dalla rappresentazione della tela raffigurante l’Indulgenza della Porziuncola, appare una scena raccapricciante: l’uccisione del Vescovo e di fra’ Anthony. In questo ennesimo prodigio riecheggia lo schema narrativo del quadro animato di E. A. Poe. Sono visioni che mettono a dura prova Teodoro, e lo fanno stare male sia fisicamente che psicologicamente…” (dalla Prefazione di Vito Rondinelli)

Introduzione

“Capisco come si possa guardare la terra ed essere atei, ma non capisco come si possa guardare il cielo di notte e non credere in Dio.” (B. Franklin)

Aneddoti personali

Nel titolo di questo libro a metà strada tra un saggio storico e un romanzo spirituale è racchiusa gran parte dell’essenza stessa del suo contenuto. Castelmonardo era un piccolo centro calabrese della provincia di Vibo Valentia, oggi, Catanzaro prima, distrutto dal terribile terremoto del 1783 che colpì ripetutamente per oltre un mese, la Calabria Meridionale e la costa nord orientale della Sicilia, dal 5 febbraio al 28 marzo. Anche la città di Messina venne rasa al suolo tanto che lo stesso Goethe nel suo “Viaggio in Italia”, compiuto quattro anni più tardi, racconta di una “città di baracche”.

Recensione

Di Castelmonardo, oggi, sono rimaste le rovine tra le colline delle Serre Calabresi, mentre a sud-est della vecchia località fu poi costruito l’attuale paese che prese il nome di Filadelfia, paese del nostro autore, che conta poco più di cinquemila anime. Filadelfia, quindi, venne fondata, per sopperire alle necessità abitative della popolazione sopravvissuta, in pieno periodo illuminista e ha un chiaro richiamo alla città americana di Philadelphia. Ma questo non è un caso poiché lo stesso Benjamin Franklin pare abbia visitato quei luoghi, ma non solo … La storia narra che la cittadina di Filadelfia venne costruita grazie agli aiuti finanziari giunti dalla Massoneria e questo sembrerebbe essere confermato tanto dai simboli prettamente massonici evidenziati nell’atto di fondazione, quanto dall’appartenenza alla Loggia oltre che di Benjamin Franklin anche del Vescovo Giovanni Andrea Serrao, uno dei Padri Fondatori di Filadelfia. Simbolo massonico per eccellenza è anche quello presente sullo stemma della città, una stretta di mano, quella del Maestro Massone in questo caso. La stretta di mano dovrebbe teoricamente rappresentare l’amore universale. Presenti anche sullo stemma tre stelle e tre colline; anche qui la teoria dice che dovrebbero personificare l’auspicio di progresso e sviluppo economico oltre che il ricordo (le colline) di Castelmonardo. In realtà il numero tre ha un’alta valenza nel linguaggio massonico e qui, nell’insieme, lo stemma, ricorda molto il simbolo ternario della Massoneria. Ma non è certamente questo l’argomento qui trattato. Facciamo un passo indietro. Terremoto, macerie e prodigi … cosa possono mai avere in comune queste tre cose? Quale prodigio può esserci tra le macerie di un terremoto?
Teodoro, personaggio principale del romanzo, è un giovane del luogo che durante il forte sisma perde moglie e figlioletto. Il dolore immenso provoca una sorta di rimozione psicologica della realtà … inizia a vagare tra le macerie nella remota convinzione di poterli ritrovare in vita. Durante il suo peregrinare, ripercorre con la mente la loro conoscenza, il loro vissuto, i problemi affrontati. Tutto questo andirivieni di memoria unito al dolore del momento lo fa urlare al punto tale da svenire più volte. Durante la sua perdita di coscienza avviene qualcosa …
Tutto sembra essere il contrario di tutto e l’intreccio ben costruito tra ricordi, fantasia, realtà, passaggi onirici, visioni e bilocazione si dipana lungo tutto il romanzo lasciando il lettore appeso a un filo ondeggiante tra due mondi non solo fisici … Un viaggio onirico (?) tra presente e passato, tra fatti oggettivi e accadimenti inspiegabili … Entrare nei dettagli del racconto farebbe perdere al lettore la curiosità sull’intero contenuto.

Conclusioni

La trama è molto ben congegnata, eccellenti le ricostruzioni storiche e certosine del periodo di che trattasi, con fatti, nomi, accadimenti, località e personaggi realmente esistiti. Il tutto egregiamente intrecciato alla fantasia dell’autore per impostarne la narrazione fino a giungere al colpo di scena finale. Una scrittura ricca di citazioni storiche, forbita, curata e dal linguaggio colto e ricercato, arricchito da citazioni latine che, contrariamente a quanto possa sembrare, non ne appesantiscono assolutamente la lettura ma forniscono un quid in più a tutto l’insieme.
Ne consiglio assolutamente la lettura non solo agli appassionati di storia ma a quanti attraverso un mix di storia e fantasia vogliano ampliare la propria conoscenza anche su eventi particolari …

Teresa Anania


“Il Diario della Sacerdotessa di Ashtart”, di Francesco Pilieci

Voto

5/5

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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