Divorzio di velluto di Jana Karšaiová

Divorzio di velluto di Jana Karšaiová, edito Feltrinelli. Il libro è nella dozzina finalista al Premio Strega 2022.

Una lettura che sottolinea l’esigenza della rinascita, dell’amarsi, dello scegliersi, sempre, nonostante le cadute, le ginocchia sbucciate, le cicatrici indelebili.

Divorzio di Velluto

“Sottrazioni e assenze non lasciano scampo, segnano la vita, tracciano il sentiero, decidono il destino, indicano il futuro.”

Mauro Corona

La vita: un miracolo straordinario e imperfetto. Un percorso esistenziale nel quale ciascuno è chiamato a svolgere un ruolo da protagonista, non sempre semplice. Non di rado, ognuno di noi deve fare i conti con un trascorso complesso e turbolento, che a volte annienta, deprime, annichilisce. Tanti, troppi, facciamo i conti con presenze assenti, che pesano, e lacerano l’anima, squarciano le meningi, segnano in modo irrimediabile e imperituro. E, allo stesso modo, ci ritroviamo a convivere con un passato invadente e ingombrante, che di tanto in tanto si affaccia, fa capolino, e condiziona inevitabilmente il nostro presente ma anche il nostro futuro, imponendoci, a volte inconsapevolmente, di alzare muri insormontabili, di creare corazze impenetrabili, di assumere atteggiamenti deleteri, non solo verso gli altri ma anche verso noi stessi.

Un po’ quello che succede alla protagonista di questo intenso e profondo romanzo.

Katarína parte da Praga alla volta di Bratislava, più precisamente nel suo quartiere di Dúbravka, per trascorrere le festività natalizie con la sua famiglia. Con lei però non c’è suo marito Eugen, sposato il 27 settembre del 2003, dopo soli cinque mesi e dieci giorni di conoscenza. Il ragazzo si è allontanato da casa da circa due mesi, accomiatandosi con un semplice biglietto, dopo aver apparecchiato la tavola con un piatto, un bicchiere e una forchetta.

“Katarína, me ne vado per un po’. Vorrei fosse tutto più semplice, vorrei riuscire a parlarti, ci ho provato, ci proverò ancora ma adesso forse ho bisogno di capire un po più di me.”

Sotto, scritto piccolissimo, “buon appetito” e un cuore.

L’angoscia si appropria della ragazza, e il dolore diviene lama aguzza, e fende spietatamente la sua anima. Trova difficoltà anche a confidarsi con i suoi, con cui non è mai riuscita ad instaurare un rapporto di sincero affiatamento e fiducia.

Durante quei giorni festivi decide di andare a casa di Viera, una sua amica, dove trova anche Mirka e Daniela.

“Erano nate nel ’78, tutte tranne Mirka, in una Cecoslovacchia comunista appena matura che dopo quindici anni sarebbe morta per vedere sorgere dalle proprie ceneri due stati nuovi, una fenice moderna, gemella ma non troppo, un matrimonio il cui apice sarebbe stato il divorzio, battezzato anche quello di Velluto. Come la rivoluzione dell’89, la Rivoluzione Gentile la chiamavano gli slovacchi, di Velluto, ribattevano i cechi.”

Dunque lo squarcio non è solo personale, ma diviene generazionale. La scissione è profonda, quotidianamente percettibile, e brucia come una pira ardente.

“La Cecoslovacchia si era divisa nella notte di Capodanno, il primo gennaio 1993 era il primo giorno della neonata Repubblica Slovacca. (…) La Cecoslovacchia era durata meno di settantacinque anni, non era mai esistita una nazione cecoslovacca, anche se per aumentare la credibilità del nuovo Stato si era cercato di cavalcare questa idea. La lingua e la cultura slovacca si erano sviluppate più tardi rispetto a quelle ceche, e le due non si erano mai veramente amalgamate. Anche per questo, e per la maggioranza numerica dei cechi che erano quasi il doppio, in Cecoslovacchia gli slovacchi erano economicamente e culturalmente più deboli. Durante il comunismo le divergenze fra le due nazioni si erano un po’ affievolite, il regime rappresentava il nemico comune da combattere per tutti. Ma poi l’avevano sconfitto.”

Ma la sofferenza non è sempre solo patimento, a volte riesce a tramutarsi in uno strumento necessario al raggiungimento di nuove consapevolezze, di altri orizzonti, di prospettive inaspettate ma utili per il proprio fine evolutivo.

“Era tutto molto veloce, ma quando si arriva a un bivio, la vita sceglie e Katarína sapeva che poteva solo seguirla. Le parole non dette, le attenzioni mancate sono quelle a far maturare le decisioni. Sembrano brusche, le scelte, ma solo perché arrivano addosso sul momento: una punta dell’iceberg che finalmente si vede.”

E allora perciò la vita diventa bella nonostante le innumerevoli difficoltà: spettina i progetti, scompiglia i piani, sconvolge i programmi, lasciando la possibilità a nuovi propositi di manifestarsi e a noi l’occasione di cogliere il momento.

“La vita si sente di più quando si è in pericolo, quando si avverte la minaccia di perderla, la possibilità di fallire. Come con il loro matrimonio. Anche l’idea della Cecoslovacchia era fallita. Bratislava era diventata la capitale di un paese che nessuno conosceva, Praga, la magica, lusinghevole e perfida aveva attirato le folle per essere dissanguata. Ciò che non era cambiato era la posizione dei due paesi, uno a fianco all’altro. I loro figli non avrebbero smesso di intrecciarsi, di cercarsi, specchi di loro stessi, a volte innamorati, a volte indifferenti, ma intenzionati a guadagnarsi il proprio posto nel mondo. Forse doveva andare così.”

“Divorzio di velluto” è un romanzo di una intensità straordinaria. Le emozioni e gli stati d’animo dei vari personaggi arrivano al lettore con estrema naturalezza, creando un semplice e potente flusso di empatia. La descrizione dei luoghi, delle sfaccettature caratteriali dei protagonisti e delle sensazioni che ciascuno di loro prova, è precisa e puntuale. Una corrente costante di sensibilità e curiosità si palesa capitolo dopo capitolo, pagina dopo pagina, in un crescendo di enfasi e passione fuori dal comune.

Una lettura che sottolinea l’esigenza della rinascita, dell’amarsi, dello scegliersi, sempre, nonostante le cadute, le ginocchia sbucciate, le cicatrici indelebili. A dispetto di tutto e nonostante tutto, la vita è quella fantastica magia che ha solo un senso: quello che ciascuno di noi è in grado di darle.

Lettura assolutamente consigliata!

Come si sopravvive allo strappo, alla perdita delle radici? Cosa resta, come ci si inventa di nuovo? Katarína torna da Praga a Bratislava per trascorrere il Natale insieme alla famiglia. Alle vecchie incomprensioni con la madre, si aggiunge la difficoltà di giustificare l’assenza del marito Eugen. Ma in quei pochi giorni ritrova anche le vecchie compagne di università, soprattutto Viera, che si è trasferita in Italia grazie a una borsa di studio e torna sempre più malvolentieri in Slovacchia.
Le due amiche si riavvicinano, si raccontano l’un l’altra gli strappi, le ferite – Viera con Barbara, che era stata la loro insegnante di italiano, Katarína con Eugen, che l’ha abbandonata due mesi prima con un biglietto sul tavolo della cucina. Katarína ripercorre il rapporto con lui, dal primo incontro al matrimonio forse troppo precoce, con le tante difficoltà di integrarsi a Praga, fino al dolore, di cui ancora non riesce a parlare. E tra i ricordi emergono frammenti della vita a Bratislava sotto il governo comunista: l’abolizione delle festività cattoliche, la censura, le code per la carne e per qualsiasi cosa.
Con “divorzio di velluto” si intende la separazione tra Slovacchia e Repubblica Ceca, che nel romanzo riverbera quelle tra Katarína e il marito Eugen, tra Viera e un paese per lei troppo stretto…
È una storia di assenze che pesano, di tradimenti, di desideri temuti e mai pronunciati, di strappi che chiedono nuove risorse per essere ricomposti, di sradicamento e di rinascita – una ricerca di sé della protagonista e del suo paese, entrambi orfani di un passato solido.
La scrittura versatile e profonda di Jana Karšaiová è straordinaria per un’autrice che ha scelto l’italiano come lingua elettiva. Un esordio letterario di grande maturità.

Il buio che si portava dentro era solo buio, sotto scorreva la vita, per tutti, anche per lei.

Jana Karšaiová (Bratislava 1978) ha iniziato a imparare l’italiano da autodidatta nel 2002. Ha vissuto a Praga, a Ostia, a Verona dove ha lavorato come attrice. Dopo una lunga assenza, ha ripreso a lavorare in campo teatrale conducendo laboratori e iniziato a frequentare corsi di scrittura. Il suo racconto “Sindrome Italia” è stato pubblicato sulla rivista letteraria “Nuovi Argomenti”. Divorzio di velluto è il suo primo romanzo.

Marchio: FELTRINELLI
Data d’uscita: Febbraio, 2022
Collana: I Narratori
Pagine: 160
Prezzo: 15,00€
ISBN: 9788807034787
Genere: Narrativa

Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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