I Giganti Mata e Grifone, una storia d’amore tra leggende e tradizioni popolari.

I Giganti Mata e Grifone, una storia d'amore tra leggende e tradizioni popolari.

Tra le varie versioni della leggenda dei giganti Mata e Grifone, la più conosciuta è quella che li annovera quali fondatori della città di Messina, nonché progenitori della sua popolazione.

Mata, versione dialettale del nome Marta, era una procace ragazza messinese, di nobile casato, molto alta e avvenente tanto quanto virtuosa e fortemente timorata di Dio.   Grifone, il cui nome originario era Hassan Ibn-Hammar, era un gigante saraceno di fede musulmana a capo di un esercito conquistatore dedito alla pirateria e alle scorribande violente che raggiunse, intorno al 964 d.c. , la sommità della città dello Stretto conquistandola attraverso la cittadina tirrenica oggi conosciuta come Rometta, che si trovava già sotto la dominazione musulmana.  Raggiunta la città di Messina, Ibn-Hammar, si  sentì completamente libero di compiere razzie di ogni genere incutendo timore nella popolazione, anche perché ultimate le sue malefatte faceva perdere le proprie tracce tra le colline peloritane dove nessuno osava andarlo a cercare.  Durante una delle sue incursioni, vide Mata e se ne innamorò follemente tanto da andarla a chiedere in sposa al padre, Cosimo II di Castellaccio.  Il rifiuto di quest’ultimo oltre che della ragazza, imbestialirono ancor di più il moro, che iniziò a depredare e ad uccidere sconsideratamente.  Tale ferocia preoccupò i genitori di Mata inducendoli ad escogitare un piano per sottrarla alle angherie del saraceno e trasferirla segretamente in una delle loro proprietà.  Appena Ibn-Hammar si accorse di essere stato raggirato, infliggendo le torture più efferate, riuscì a scoprire dove si nascondeva la ragazza.  La rapì e la condusse sulle colline ove si rifugiava.  Mata, non ne volle sapere di concedersi ad un siffatto barbaro, e trovando rifugio nella preghiera riusciva ad allontanare ogni tentativo di approccio e a non aver paura del suo rapitore.  Egli, capendo finalmente che si sarebbe lasciata morire piuttosto che cedere, intuì che l’unico modo per conquistare il suo cuore era pentirsi e cambiare vita. Abbandonò quindi i panni da criminale e dopo essersi convertito al Cristianesimo e fattosi battezzare col nome di Grifo (poi Grifone a causa della sua mole), si dedicò alla coltivazione della terra e alle opere di beneficenza.  Mata, colpita da questo eclatante gesto d’amore, iniziò a guardarlo con occhi diversi fino ad innamorarsene.  La loro unione fu benedetta da numerosi figli, tanto che la tradizione popolare messinese identifica, appunto, il Gigante e la Gigantessa come i progenitori e fondatori della città dello Stretto.

I Giganti Mata e Grifone, una storia d'amore tra leggende e tradizioni popolari.

Intorno al 1550, il Senato messinese incaricò il fiorentino Martino Montanini, allievo del Montorsoli, di costruire due statue dedicate a Mata e Grifone, che vennero poi rifatte e restaurate più volte nel corso dei secoli.

Mata, cavalca un cavallo bianco (nero anticamente), porta sul capo una corona con tre torri, ramoscelli e fiori. Pendenti d’oro alle orecchie. Indossa una corazza azzurra con ricami color oro sopra una veste bianca. Ai piedi porta calzari con stringhe intrecciate. Sulle spalle un mantello di velluto blu.

Grifone, su un destriero nero (in origine bianco), ha la testa incoronata da foglie di alloro e porta orecchini a forma di mezzaluna. Indossa una corazza sopra una tunica bianca dai bordi dorati. Nella mano destra impugna una mazza di metallo e con la sinistra regge le redini del cavallo. Al braccio sinistro ha uno scudo ovale raffigurante tre torri nere su uno sfondo verde. Al fianco porta una spada ornata da due teste di uccelli rapaci e una testa di leone. Sulle spalle un mantello di velluto rosso.

Qualche giorno prima di ferragosto, ogni anno, i due giganti a cavallo alti circa otto metri, seguiti da un corteo in costume e dallo squillo di trombe e al suono di tamburi, vengono portati in processione per le vie della città fino a raggiungere la piazza adiacente il Municipio, dove sostano tutto il restante periodo estivo.

Teresa Anania

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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