Il professore di desiderio di Philip Roth

Il professore di Desiderio

                                                             

Il professore di desiderio è un romanzo del 1977 di Philip Roth, l’elemento centrale di una trilogia che principia con Il seno e termina con L’animale morente.

David Kepesh è un professore di letteratura comparata, nato in una famiglia ebrea in cui si pratica il più rigoroso rispetto delle regole e delle convenienze sociali. David naturalmente vi soggiace, pur essendosi manifestata in lui sin dalla più tenera età un’attrazione fatale per gli eccessi. Ma il timore di non ricevere sepoltura tra le mura del cimitero ebraico lo porta a trattenere questo lato oscuro della sua indole e a tenere per sé l’amore per il pittoresco, sapendo bene che, se desse loro seguito, non andrebbe da nessuna parte e David sa bene che” da nessuna parte” non è il posto dove ci si aspetta che lui vada.

Così attraversa infanzia e adolescenza in famiglia tra rispetto delle regole e timore della punizione divina fino a quando, cresciuto, grazie a una borsa di studio approda a Londra dove scopre il sesso selvaggio in un menage a trois. A quel punto gli si spalanca il mondo dell’eros in cui David potrà finalmente dare voce a se stesso e in cui si tufferà alla ricerca del piacere estremo, sfrenato e senza limiti.

Più tardi un incontro fatale, quello con Helen, creatura di strepitosa avvenenza e dal passato decisamente discutibile. Inutile dire che David si lascia da sempre sopraffare dalla bellezza fisica nelle donne, ma stavolta c’è qualcosa di più: lui non riesce a toglierle gli occhi di dosso nemmeno quando lei beve il caffè o fa una telefonata; ogni minimo movimento di Helen esercita su di lui una così possente presa sessuale che David è certo di poter concentrare su di lei e solo su di lei tutta la sua bramosia, tutta la sua curiosità, tutta la sua lussuria. E’ certo che con lei al suo fianco non correrà più il rischio di cedere alla tentazione di riprendere le sue sordide avventure. Così la sposa, ma il matrimonio finisce male e David si ritrova ben presto solo e depresso a New York, dove insegna ormai stancamente, tanto da finire in cura da uno psichiatra.

Poi dopo un lungo travaglio in cui ogni passione sembra ormai irrimediabilmente spenta, una nuova svolta, un nuovo, casuale incontro. Questa volta con Claire, una giovane donna con cui rinascere, solida, assennata, buona, innocente, gentile, con una morale, tutto il contrario, insomma, di Helen.

E’ il tempo della svolta domestica, della gioia pacata e dei buoni propositi. David si rimette a scrivere con entusiasmo e prepara la prolusione per il nuovo anno accademico. Terrà un corso sul desiderio, sulla letteratura delle passioni e parlerà agli allievi del suo personale desiderio, eleggendoli a suoi voyeur.

Ma purtroppo dura poco. Suo malgrado, il professore di desiderio si rende conto che si è trattato solo di un intermezzo, perché nella sua vita non ci sarà mai nulla di duraturo, solo provvisorietà e discontinuità. Con dolore David arriva ad ammettere a se stesso che l’unica cosa che dura nella sua vita, l’unica che permane, è il desiderio e quello, per mantenersi vivo, non può navigare in acque tranquille e sicure, non può fondarsi sulla ripetitività e sulla prevedibilità. Mentre guarda a Claire, ancora così desiderabile, ma non più per lui, come a una cosa preziosa, mentre pensa a lei come alla sua vera moglie, alla madre dei suoi figli non nati, mentre le è grato per il suo modo di essere, David sa che ormai è solo questione di tempo. Quel che rimane del desiderio sta per dissolversi del tutto. Lui sa bene che occorrerebbe uno scarto a questo punto, un passo in avanti nell’età adulta, che occorrerebbe accogliere il dovere, abbandonarsi ad esso, come una volta accadeva con il piacere. Dovrebbe a questo punto della sua esistenza il dovere diventare un piacere e non più il piacere ad essere un dovere. Ma non è così che funziona per lui. Certo, tutto questo è ingiusto, ma è così e lui non può che prenderne atto.

Il libro si chiude su David che ancora si affida al corpo di Claire tra mille domande, contrapponendo tutta la felicità accumulata con lei alla paura delle trasformazioni a venire e, in fondo, alla paura della morte.

Un libro sul desiderio e sulle passioni, sulle sue insondabili leggi e sull’impossibilità di sottrarvisi. Un libro sincero, crudo a tratti, cinico e per certi versi immorale, ma con il quale Roth, maestro indiscusso dell’erotismo dei giorni nostri, ci consegna un affresco sul mondo maschile, fatto di verità e dissolutezza, di ironia e di intelligenza, ma sempre veritiero, che ci consegna nudo il mondo dell’immaginario erotico maschile. Un libro sull’opportunità del libertinaggio e sui suoi limiti. Consegnarsi, inerme ad esso, assecondandolo?  O resistere e darsi assetti maturi, in linea con l’età adulta? Questo sembra chiedersi di continuo l’autore attraverso i dubbie le vicissitudini del personaggio cui da voce, ma nel momento stesso dell’interrogativo, del bivio, della necessità della scelta, Roth ha già risposto a se stesso e al lettore: altro non rimane per l’uomo, vittima delle passioni, che consegnarsi nudo ad esse e assecondarle, vivendo.

Altra via non è data.

Grande prova di scrittura di un autore non a caso tra i più premiati di tutti i tempi, più volte candidato al Nobel, pur senza averlo mai vinto.

Donatella Schisa

Titolo : Il professore di desiderio

Autore : Philip Roth

Editore : Einaudi

Prezzo  € 19,50

Philip Roth (Newark 1933 – Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce.
Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969).
Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel 2014), attacco al mito del baseball, in Professore di desiderio (1978) e Lo scrittore fantasma (1979) Roth è tornato al tema dell’erotismo.
Con Pastorale americana (1997, con cui vince il Premio Pulitzer), Ho sposato un comunista (1998) e Il complotto contro l’America (2004), romanzi che hanno suscitato accesi dibattiti, Roth passa dall’allegoria alla cronaca letteraria della storia nazionale. L’animale morente (2001) – in cui torna Kepesh, protagonista di Professore di desiderio –, La macchia umana (2000, trasposto in film da Benton nel 2003) e Everyman (2007) sono riflessioni più intimiste che, attraverso l’osservazione del corpo e del suo implacabile deterioramento, svolgono la metafora dell’ineluttibilità del destino e dello scorrere rapido del tempo.
Tra i suoi ultimi libri: Il fantasma esce di scena (2007), Indignazione (2008), L’umiliazione (2009), La controvita (2010), Nemesi (2011), La mia vita di uomo (1974; nuova traduzione Einaudi 2011).
Lo stesso Einaudi (il suo editore di riferimento italiano) ha pubblicato anche I fatti. Autobiografia di un romanziere (2013).
Philip Roth è stato tra i favoriti per l’assegnazione del Nobel per la Letteratura.

La descrizione del libro

“Bando agli indugi, è venuto il momento di svelare ciò che non andrebbe svelato – la storia del desiderio del professore. Però non posso farlo senza prima chiarire in modo soddisfacente, almeno per me, se non per i vostri genitori, perché ho deciso di eleggervi a miei voyeur, miei giurati e miei confidenti, perché ho deciso di esporre i miei segreti a persone che hanno la metà dei miei anni, e che perlopiù non ho mai visto né conosciuto. Perché voglio un pubblico, quando la maggior parte degli uomini e delle donne preferiscono tenere tali faccende per sé oppure rivelarle solo ai più fidati confessori, laici o religiosi? Cosa rende necessario, addirittura appropriato, che mi presenti a voi giovani sconosciuti in guisa non di insegnante ma di primo dei testi di questo semestre? Sono devoto alla finzione, e vi assicuro che quando sarà il momento vi spiegherò tutto quel che so in proposito, ma a dire il vero nulla vive in me quanto la mia vita».

Donatella Schisa

Pubblicato da Donatella Schisa

Donatella è nata e vive a Napoli. Dopo gli studi classici, si laurea in Giurisprudenza coltivando parallelamente la sua passione per la scrittura. E' autrice di numerosi racconti pubblicati in diverse antologie; e si è classificata seconda alla XXV edizione del Premio Nazionale Megarls per la narrativa. il suo primo romanzo è " Il posto giusto"

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