Il ricatto del gambero, Fabrizio Funtò.

Il ricatto del gambero – Dai ribelli del ’68 ai mostri del metaverso, Fabrizio Funtò.

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“Così come l’energia è la base della vita stessa, e le idee la fonte dell’innovazione, così l’innovazione è la scintilla vitale di tutti i cambiamenti, i miglioramenti e il progresso umano.”

Theodore Levitt

Roma, anni di piombo, liceo scientifico Morgani. È qui che nasce la prima idea di autogestione, nel 1975, di quell’idea, cioè, di escludere i professori dalle lezioni canoniche per poter studiare materie “alternative”, quindi potersi interessare di lavoro, di economia, di povertà, di relazioni internazionali, di ambiente, di storia dei movimenti operai.

“Siamo nel momento in cui tutto deve ancora succedere, ma il terrorismo morde già ai fianchi sia al Movimento degli Studenti che il Movimento Operaio, con i primi attentati e i primi uccisi dalle Brigate Rosse.”

Arturo Rocchi ha finito il liceo e frequenta la facoltà di filosofia. Appartiene ad un gruppo politico extraparlamentare chiamato “Il Manifesto” e lui è il responsabile di Monteverde. Nonostante ciò, collabora ancora con le attività “alternative” del Morgani. Lì, in IV C, c’è un suo carissimo amico, Giacomo Fanti, con cui elabora molte iniziative. Il confine tra le occupazioni scolastiche e il fermento politico diventa sempre più sottile…

“…Ieri mi hanno portato ad una riunione. Non ti so dire dove fosse. Mi hanno bendato. Era una base clandestina di lotta armata, non so di che gruppo fosse. Ci hanno detto che stanno preparando un… (…) Abbiamo saputo che stanno per colpire dei magistrati…E volevano farsi coprire dal movimento degli studenti (…). Me ne sono andato, bendato e scortato…”

Qualche settimana dopo, arriva la notizia che la Polizia ha scoperto una base clandestina di Prima Linea a Monteverde. Fanno irruzione e, due terroristi, colti di sorpresa, aprono il fuoco, ma rimangono uccisi. Arturo passa come spia, come delatore. Uno in particolare si accanisce contro di lui: Stefano Cagnetti, detto “er Mastino”. La condanna nei confronti dell’ex liceale arriva presto: alcuni membri dello schieramento avversario decidono di agire subito e, dopo qualche sera, si appostano sotto casa sua, intenzionati a “punirlo”. Arturo riesce a scappare, ma comprende che si trova in serio pericolo, e l’unica soluzione è quella di abbandonare l’Italia, rifugiandosi a tempo indeterminato a Buenos Aires, lasciandosi alle spalle sogni, progetti, affetti, amori…

Ma la vita quasi sempre tende a chiudere i cerchi, a dispetto del tempo e dello spazio, e dopo circa quarant’anni Arturo si ritrova a tornare nella sua patria, dove si intrecciano prevalentemente due circostanze che gli impongono la permanenza sul suolo italico: la convocazione da parte della magistratura in qualità di persona informata sui fatti in relazione a due omicidi a danno di due fascisti e un progetto personale e segreto, le cui radici affondano nei suoi studi filosofici giovanili.

“…Andare a cercare le radici dei numeri, capire che cosa siano veramente per la nostra organizzazione mentale, per la nostra logica, comune a tutti gli uomini, voleva dire per Wittgenstein andare alla radice del pensiero e di quella conoscenza trasversale. Quella che non vedi e non capisci, ma intuisci soltanto. Finché non hai lo strumento giusto per rappresentarla chiaramente (…). Bisogna trovare il modo per descrivere i pensieri utilizzando la logica e la matematica intrecciate. Se lo riesci a fare, puoi facilmente calcolare quello che descrivi: puoi sommare, sottrarre, moltiplicare… come accade oggi per i computer (…). A me interessa l’idea di rendere il contenuto delle proposizioni calcolabile in qualche maniera. Di rendere i pensieri, i fatti, calcolabili. E l’unica maniera è di trasformarle in numeri (…). I legami logici che le proposizioni mostrano diventano posizioni nel sistema. Questo potrebbe farci fare, come specie, un salto culturale incredibile. Enorme. All’intera umanità.”

Il progetto è molto ardito, ma Arturo, che ormai è diventato un genio nel campo dell’innovazione tecnologica, ci crede sempre più fermamente, e riesce a coinvolgere alcuni tra i suoi amici storici più fidati, fino ad organizzare seminari all’università con i migliori studenti dei vari corsi. Ma di cosa si tratta sostanzialmente?

“…La concezione e l’approccio ai dati è di tipo completamente diverso, non ad oggetti, ma a fatti (…). La mia idea è di apportare una innovazione sostanziale al modo di concepire la strutturazione della conoscenza e la sua trasmissione verso altri esseri umani (…). La mia idea è di creare uno strumento nuovo, un enorme contenitore di conoscenza interattiva- esterna all’uomo- immersiva, e di metterlo a disposizione dei ricercatori, degli scienziati, dei pensatori – vale a dire di quella parte dell’umanità che lavora quasi esclusivamente con gli strumenti della mente. Uno strumento innovativo, che non obblighi gli esseri umani a leggersi migliaia e migliaia di libri, ma che contenga il succo in maniera organizzata e ben strutturata. In modo tale che le generazioni che si susseguono possono partire da un livello sempre maggiore di conoscenze, e non debbano resettare e ripartire da zero. E questo lo otterremo creando le connessioni, le correlazioni giuste, fra gli elementi atomici di conoscenza.”

Ma davvero questo “sapere” così all’avanguardia può concretizzarsi? È realmente fattibile la realizzazione di uno strumento in grado di indirizzare tutta la popolazione mondiale verso conoscenze sempre maggiori, meglio fruibili e accessibili con un semplice clic? Arturo ne è sempre più convinto. Per lui quella che viene definita Intelligenza Artificiale al servizio dell’essere umano può e deve prendere forma non in un futuro remoto, ma subito, in un presente affamato di progresso e di evoluzione.

“La nostra razza non è capace di accumulare conoscenza. Siamo fatti male (…). Abbiamo inventato i libri (…). Ma è una conoscenza fredda, morta. Questo significa che ogni essere umano deve ripartire da zero, e dovrebbe rileggersi tutti i libri del mondo per possedere una conoscenza “totale”, per conoscere il “Mondo” in tutta la sua complessità, per come è descritto nei libri (…). Le innovazioni avvengono quando incroci settori di conoscenza. Quando prendi un concetto che funziona benissimo in un settore e lo trapianti in un altro settore; se funziona, diventa dirompente (…). Ripartendo tutti da zero, possiamo arrivare comunque solo fino ad un certo punto di conoscenze, più o meno lontano. Poi, con la nostra morte, si azzera tutto. Così non riusciremo mai a stravolgere questo meccanismo (…). Allora i nuovi nati, potrebbero non dover ripartire da zero, ma ad esempio da “più cento”, e poi da “più mille”, e così via. L’umanità potrebbe accedere facilmente ad una dimensione culturale astratta, ad una sorta di regno della conoscenza, senza dover sempre ripartire da zero, ma partendo da un tessuto di conoscenze stratificate, di connessioni culturali in via di espansione. E quel regno è il vero dominio degli uomini. Invece oggi facciamo di tutto per esaltare i nostri istinti, la nostra animalità, l’intuizione e perfino la nostra cattiveria. Come nel medioevo. Facciamo di tutto per dimenticare che dobbiamo tendere a diventare uomini, invece di restare semplici “esseri umani” (…). Si tratterebbe di una organizzazione del sapere molto complessa, ma se ben disegnata: fattibile (…). Dipende proprio dal settore interpretativo che imposti. Tutta la nostra comprensione dipende dal selettore che usiamo per guardare la realtà. Il problema è che non ce ne rendiamo conto. Non sappiamo neppure che abbiamo un selettore e che eventualmente lo possiamo cambiare. Siamo troppo ignoranti in materia. Non sappiamo che possiamo mettere un altro selettore al posto di quello che abbiamo, per vedere le cose di tutti i giorni in maniera completamente diversa da prima, in maniera del tutto nuova e sorprendente (…). L’imbarbarimento culturale che stiamo subendo da un paio di decenni porta al disastro (…). La nostra vista, la nostra visione mentale, si sta riducendo, sta diventando confusa e sfocata.”

E mentre Arturo lavora alacremente al suo innovativo progetto, nella capitale si consumano altri omicidi, riconducibili probabilmente a una matrice terroristica. Il dottor Rocchi è complice, o egli stesso può essere inconsapevolmente un probabile bersaglio? Dopo quarant’anni dalla sua partenza forzata, c’è un ritorno al passato, o si può essere liberi di guardare fiduciosi verso un futuro plasmato di un nuovo sapere?

In una escalation di colpi di scena, si articola un romanzo appassionante ed estremamente intrigante. Le descrizioni degli eventi che hanno caratterizzato un periodo storico difficile e complesso riescono a trasmettere al lettore quegli stati d’animo di paura, di dubbio, di ansia, frutto di un preciso e meticoloso salto temporale. La scrittura è fluida, lineare, incisiva, e la curiosità cresce di pagina in pagina. Ogni tassello, a tempo debito, trova la sua collocazione perfetta e naturale, esattamente secondo gli schemi, non di rado bislacchi, della nostra esistenza.

Un libro scritto veramente bene, di cui consiglio a tutti la lettura.

“Il limite definisce ciò che è umano, l’illimitato ciò che non è umano. E che potrebbe essere divino. Ma, statene certi, se non è divino e non vi fa andare in paradiso, beatamente, allora è mostruoso, e vi scaraventa in un qualche inferno.”

“Noi abbiamo immaginato di poter costruire un’enorme macchina intelligente, in grado di recepire le conoscenze provenienti da tutto il mondo, e di porle in una solida struttura che le connette le une alle altre, e di avviare un’attività incessante. E di mettere tutte queste conoscenze dell’umanità al servizio di ogni singolo uomo. Ogni unità di conoscenza reagisce con tutte le altre, grazie ad un nuovo schema procedurale di intelligenza artificiale. E questo non riproduce affatto la mente umana, o i processi sinaptici. Costituisce una entità strutturata diversamente, che entra però in relazione dinamica con le menti umane che la interrogano, ma è di una classe e di un livello completamente differente. Non riproduce più la mente umana. Sarà un contenitore di conoscenze al servizio dell’uomo, in continuo movimento, che continua a calcolare per scoprire nuove connessioni, nuove conoscenze. Il Processore Culturale avrà la sua collocazione in un cloud accessibile da ogni parte del pianeta. Con migliaia e migliaia di processori in continua funzione. Spazio di archiviazione praticamente illimitato. E la possibilità di essere utilizzato da parte di tutti gli esseri umani, da qualsiasi parte del pianeta si connettano, o anche da fuori, ed in qualsiasi momento- questo nostro Processore Culturale potrebbe determinare un salto di civiltà, un salto nella organizzazione delle conoscenze e del modo di trasmetterle a miliardi di esseri umani, come fino ad oggi non abbiamo mai avuto. Ciò cambierà anche notevolmente i modi di apprendere, trasformerà i libri da strumenti passivi in strumenti immersivi proattivi. Per centinaia di milioni di esseri umani giovani, che fino ad oggi non hanno avuto ancora accesso alla cultura mondiale, alla scienza, al progresso dell’uomo, si tratterà di una rivoluzione. Una rivoluzione tesa a migliorare le conoscenze del genere umano, e a migliorare la velocità e l’ampiezza della loro acquisizione da parte di ogni singolo.”

Arturo Rocchi, genio dell’informatica, si rifugia rocambolescamente negli Stati Uniti durante gli anni della contestazione studentesca per sfuggire a una vendetta, diventando un nome nel campo dell’innovazione tecnologica. Molti anni dopo un’indagine della magistratura su morti sospette di militanti fascisti e su vecchi terroristi di sinistra lo riporta a Roma. Qui prova a costruire un
prototipo della sua ultima invenzione, che potrebbe migliorare il destino dell’umanità. Lavorerà con un gruppo di studenti dell’Università di Roma, dando loro l’inebriante e ineguagliabile sensazione di anticipare il futuro. Incontrerà anche il suo primo amore, che da molti anni custodisce un segreto che lo riguarda. Gruppi di investitori privati e la Commissione Europea si contenderanno lo sfruttamento dell’invenzione di Arturo, ma ci saranno altri omicidi e la magistratura continuerà a nutrire sospetti su Arturo… Il romanzo, ispirato da vicende realmente accadute, inizia con la storia del Movimento studentesco e si conclude con una riflessione profonda sulle recenti scoperte nel campo dell’Intelligenza Artificiale, destinate a trasformare il mondo che conosciamo, e sulla necessità di liberarci dai ricatti del passato.

Fabrizio Funtò

Direttore tecnico e socio di Verba Sarl, Innovation designer di Hyperreality Ldt e Consulente senior di R&D di Activision/Blizzard, è il più grande editore di videogame del mondo. Amministratore delegato e socio di Digital pictures, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti diventando un punto di riferimento per i progressi nel campo dell’Intelligenza Artificiale. In Italia, negli anni Novanta ha collaborato con Infobyte alla realizzazione di alcuni tra i principali programmi di realtà virtuale e nel 2013 ha progettato il videomapping con animazioni laser per l’evento Mostri, presso il Museo di Palazzo Massimo a Roma.

Autore: Fabrizio Funtò
Editore: La Lepre Edizioni
Collana: Visioni
Anno edizione: 2022
In commercio dal: 24 ottobre 2022
Pagine: 462 p., Brossura
EAN: 9791280961051


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Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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