Intervista ad Alessandra Bucci

Oltre di Alessandra Bucci

Alessandra Bucci con il suo libro “Oltre” con i suoi meravigliosi versi ed il suo trascinante romanzo,ci ha permesso di abbracciare, analizzare, studiare e comprendere fino in fondo la vera essenza di questo termine. Noi abbiamo parlato con lei e ci ha rilasciato questa interessante intervista.

” Oltre” la recensione

Intervista a cura di Alessandra Di Girolamo

 

Ciao Alessandra, come nasce l’idea di regalare alla poesia il ruolo di sfondo per tutto il tuo romanzo?

Salve a tutti e grazie di vero cuore. È un onore per me rispondere alle vostre domande.

Amo l’arte in genere, dipingere e fotografare oltre che scrivere, adoro le sfumature, sono una persona poliedrica con mille interessi. Il linguaggio poetico, però, resta il mio mezzo d’espressione preferito anche se la mia poesia è una poesia prosastica e la mia prosa cerca costantemente di tendere alla poesia. Quando scrivo traduco le mie emozioni in vivide immagini, così come tento di fare quando dipingo. Sono comunque convinta che un autore abbia il dovere di rinnovarsi, percorrere nuove strade mettendosi costantemente alla prova. Così, dopo la prima raccolta di poesie, ho sentito l’esigenza di sperimentare nuovi percorsi ed è nato “Donne. Sette racconti, un’unica storia”, un lavoro in prosa, che si apre comunque con una poesia, costituito da sette racconti, ognuno dedicato ad una donna con un nome ben preciso che dà il titolo alla storia. I racconti sono tutti collegati fra loro e l’ultimo si ricollega al primo come a chiudere un cerchio perfetto. In essi vengono affrontati problemi di grande attualità: la depressione, la sterilità, il tradimento, l’omosessualità femminile, ecc. Sette racconti che ci invitano a riflettere, che non ci danno risposte bensì ci spronano a cercarle per scrutare nell’animo femminile e capire meglio i meccanismi che mettono in atto certi processi. Spesso comunque, sia i racconti che i romanzi sono nati da una poesia scritta in precedenza e in tutte le mie opere in prosa, non solo nel romanzo “Oltre”, la scrittura in versi è sempre presente tanto che il prof. Massimo Pasqualone, critico d’arte e critico letterario, ha definito il genere che mi caratterizza come “prosimetro”, un alternarsi equilibrato di prosa e poesia. Questo è evidente soprattutto in “Raccontami il mare”, un romanzo breve dedicato a mio padre e al mare, che adoro, e in “Oltre”, la mia ultima fatica letteraria uscita ad ottobre 2017.

Scrivendo”Raccontami il mare”ho provato diverse emozioni, innanzi tutto sono tornata bambina, alla mia infanzia sulla spiaggia, alle mie estati vissute a trecentosessanta gradi, ai bagni di settembre quando i turisti partono e la spiaggia torna ad essere quel rifugio, malinconico si’, ma intimo e prezioso di chi ha la fortuna di vivere al mare tutto l’anno. Ho rivissuto la magia dell’alba che ogni volta, con le sue mille sfumature che si rispecchiano sull’acqua ti travolge, ho sentito accendersi in me la meravigliosa luce del tramonto che allunga le ombre sulla spiaggia e rafforza i contrasti. Ma soprattutto ho avuto modo di analizzare, alla luce della mia sopraggiunta maturità, il rapporto con mio padre, molto diverso dal padre della protagonista del romanzo. La malinconia tipica del poeta, la passione, l’appartenenza ad un luogo, l’amore, l’amicizia, il desiderio di maternità, il senso di abbandono per la perdita di un genitore, la nostalgia, la cura degli oggetti legati ai propri cari e soprattutto il senso di colpa, sono questi i temi ricorrenti nella storia.

In “Oltre” ho provato ad andare ancora più in là trattando tematiche mai sfiorate prima.

Cosa rappresenta per te la poesia?

Sono stata sempre un’accanita lettrice e in quanto insegnante di lettere anche una grande amante della poesia e solo da quache anno mi sono accostata alla scrittura. Da quel momento in poi, però, scrivere  è diventato per me un bisogno primario. Attraverso tale attività, sano gli squarci dell’anima e placo i miei malesseri interiori. Ho la possibilità di vestire abiti nuovi ogni qualvolta sento stretti quelli che indosso. Viaggio, conosco e percorro angoli remoti della mia interiorità, cerco di far rinascere, di volta in volta, quella piccola parte di me che lungo il cammino qualche doloroso evento ha annientato elevandomi al di sopra del grigiore della vita quotidiana e riuscendo così ad andare avanti con rinnovata speranza.

Nella prima silloge “I sentieri dell’anima” ho cercato in particolare di esplorare i miei abissi, mettere ordine tra gl’intimi fogli dell’anima strapazzati da venti troppo forti durante un lungo e difficile inverno della mia vita. Questa raccolta costituisce un percorso tortuoso e a tratti tempestoso all’interno della mia interiorità più profonda caratterizzata da una forte sensibilità in cui gli eventi della vita quotidiana rivestono un ruolo di primaria importanza e da cui scaturiscono emozioni che si materializzano attraverso parole o immagini per restituirmi fiato e generalmente positività.

Le composizioni che compongono la breve silloge “Stagioni d’amore, stagioni di morte” sono anch’esse dettate dai miei intimi turbamenti. In esse, come nella precedente raccolta, scorre la mia linfa, le mie gioie, il mio dolore, la mia insoddisfazione, i miei pensieri più intimi, le mie stagioni confuse che spero diventino le gioie, le emozioni e le malinconie di ogni lettore che si appresterà a leggerle. In aggiunta è sicuramente presente un’attenzione maggiore alla musicalità dei versi e un rapporto più intimo con la natura. Ho imparato, nel tempo, che essa può essere grande maestra di vita e dispensatrice di saggezza offrendo, a chi possiede una sensibilità fine, preziosi spunti di riflessione.

Il valore evocativo posseduto dalle parole, è il mezzo per eccellenza che ci permette di andare oltre, di superare le barriere che la rigida razionalità ci mette di fronte, di prendere quota, di tendere all’infinito, di rendere speciali le bellezze che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi ma che, a causa del fatto che andiamo sempre di fretta, non vediamo più.

Il titolo del tuo libro “ Oltre” come ha preso forma?

Oltre è una parola molto evocativa. Ognuno di noi ha dentro di sé un’idea personale ed intima di cosa significhi andare oltre e di cosa sia disposto a mettere in gioco per superare il confine, la barriera protettiva che ci siamo autocostruiti intorno. Esistono limiti che ci imponiamo di non oltrepassare e di contro situazioni in cui spingersi un po’ più in là è l’unico modo che abbiamo per sentirci vivi e questo la protagonista del romanzo lo sa molto bene. Anche l’ innamoramento è un vero e proprio andare oltre per raggiungere l’essenza più intima dell’altro, anche la morte consiste nel superare un confine, il perdono è caratterizzato anch’esso dal superamento di grossi macigni d’orgoglio e dolore. Sono questi tutti temi a me molto cari che la parola “Oltre” accomuna e tiene insieme pertanto non potevo scegliere titolo diverso da dare a questa storia (o forse dovrei dire a queste storie) di dolore e sofferenza ma anche di speranza e positività.

Nel tuo romanzo affronti svariate tematiche, alcune molto delicate, ce ne vuoi parlare?

Il saper andare oltre le apparenze, saper superare i pregiudizi è una capacità che tutti dovrebbero avere eppure è una dote che solo pochissimi possiedono. Il libro vuole essere un invito a continuare ad affinare per tutta la vita il modello di lente interiore che utilizziamo per osservare il mondo. Alcune persone si fissano su un modello elementare, spesso ed opaco, incapaci di modificare il loro atteggiamento mentre altre si sforzano costantemente, per tutto l’arco della loro esistenza, di rendere tale lente sempre più sottile e trasparente senza riuscire a guardare oltre.

Nel romanzo è possibile rintracciare quasi tutte le sfumature del genere umano, dalle oscure tinte create dalla presenza di un serial killer a quelle rosso fuoco della passione più viva, quella che forse nella vita, almeno una volta, tutti abbiamo sognato di incontrare, alle grigie sfumature di problematiche legate alla mia professione di insegnante, quali la dislessia e la disortografia, fino alle sfumature più delicate e tenui che solo le leggere pennellate della poesia sono in grado di imprimere sulle pareti dell’animo umano. E’ una storia a tinte forti e contrastanti in cui si parla anche di tradimento, dell’importanza che l’amicizia riveste nella vita delle persone, dei rapporti umani al tempo dei social network e che si conclude con diversi colpi di scena condensati nelle ultime pagine.

Cosa ti ha spinto ad analizzare le varie “sfumature”della dislessia e disortografia?

Sono un’insegnante di lettere della scuola secondaria di primo grado pertanto conosco bene tali problematiche che se non opportunamente trattate possono causare gravi disagi interiori. Inoltre anche mio figlio nei primi anni della scuola primaria sembrava avesse un disturbo specifico dell’apprendimento così mi sono immedesimata in una madre che non capisce bene quale sia realmente il problema, che non lo accetta provando così ad immaginare quali sarebbero potute essere le possibili conseguenze.

Chi è Alessandra Bucci nel privato?

Alessandra è un’insegnante di lettere, una mamma è una moglie imperfetta che vive in una villetta a schiera non troppo lontano dal mare, con due figli, un marito e due gatti. Disordinata, un po’ confusionaria, che ama correre sulla spiaggia, fotografare l’aurora e scrivere, scrivere, scrivere. Fa parte di un’associazione culturale, il Martinbook, con la quale si diverte ad organizzare eventi letterari. Sempre di corsa per incastrare al meglio i suoi mille impegni ma che trova sempre del tempo per le persone a lei care che hanno bisogno di aiuto.

Alla luce del tuo libro, qual è il tuo rapporto con il “virtuale”?

Le mie amiche mi definiscono molto “social” nel senso che utilizzo molto tali strumenti per far conoscere i miei scritti. Ho anche tre pagine facebook, “Il mondo di Alessandra B.”, “Insieme è più bello” e “Donne”, su cui scrivo pensieri, aforismi e poesie. Ho modo di conoscere “virtualmente” tante persone ma nello stesso tempo nutro un po’ di timore verso questo mondo. Penso che tutto vada usato nella giusta maniera e misura con una testa ben piantata sulle spalle.

Leggendo le tue pagine si avverte il bisogno di cambiare prepotentemente qualcosa, anche le coscienze di ciascuno di noi, tu pensi che il messaggio sia arrivato?

In verità non penso di poter cambiare nulla, spero solo di aver inviato alcuni precisi messaggi, piccoli utili spunti di riflessioni per cominciare a guardare la realtà senza troppi pregiudizi, da angolazioni continuamente diverse.

Nel romanzo, a parte la poesia, abbiamo un contorno “giallo” come prende vita questa scelta?

Adoro i gialli e i noir anche se questo libro non può essere precisamente annoverato in questa categoria, forse lo si può definire un noir al contrario e chi lo leggerà capirà il perché ma contemporaneamente non posso non toccare i temi a me tanto cari e intimistici presenti in ogni mia opera precedente e scritti nel mio DNA. Spero comunque di essere riuscita fino alla fine a far restare il lettore immerso nel mistero, penso che questo sia il bello di un romanzo giallo, lo scrittore deve essere così bravo da lasciarci capire come siano andate veramente le cose solo alla fine del libro.

Il tuo libro è ambientato a Roma, perché?

Semplicemente perché adoro questa città ed anche perché proprio mentre passeggiavo per i viali di Villa Borghere, in occasione di uno dei tanti viaggi nella capitale, ho avuto l’idea centrale del romanzo attorno cui ho fatto poi ruotare tutto il resto della storia.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho da poco iniziato un nuovo romanzo, questa volta sarà una storia in parte autobiografica, parlerò di bullismo e bulimia, ma anche di resilienza e trasformazione. Sono appena all’inizio ma ho le idee ben chiare fin da ora. Ho già anche il titolo ma per ora non voglio svelarlo. Spero che anche questa volta scrivere mi aiuterà a superare sofferenze che mi portò dentro da tanto tempo e che nello stesso tempo la storia possa risultare interessante e non scontata per chi la leggerà.

C’è qualcuno che vorresti ringraziare prima di concludere l’intervista?

Certo, voglio ringraziare le mie amiche più intime, Sara e Arianna, che mi hanno sempre incoraggiata a proseguire questo mio percorso, a volte molto faticoso, e a mio marito che mi sopporta anche se in alcune occasioni, quando torna a casa da lavoro, la cena non è ancora pronta perché sono troppo presa da un’idea che deve essere fissata nero su bianco prima che si dissolva nel nulla.

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