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Intervista ad Alessandro Barbaglia

Alessandro Barbaglia

Alessandro Barbaglia poeta e libraio debutta come autore per Mondadori con ” La locanda dell’ultima solitudine”, classificandosi terzo al prestigioso Premio Bancarella.

Noi lo abbiamo contattato per voi, ci ha parlato del suo splendido libro ” La locanda dell’ultima solitudine”, di sè e dei suoi progetti futuri.

La locanda dell’ultima solitudine Recensione

La locanda dell'ultima solitudine, Alessandro Barbaglia

Buongiorno Alessandro e benvenuto nel nostro blog.

Dalla  tua biografia apprendiamo che sei un libraio ed un poeta.   Tu come ti definisci?  Chi è Alessandro  uomo e chi è Alessandro scrittore?

Le biografie sono incredibili e dicono cose gigantesche, troppo grandi per starci tutte quante in una vita intera. A meno che tu non sia Napoleone e la biografia non dica: “Imperatore e generale” e in quel caso, per quanto gigantesco,  è tutto vero, ma questo non è il mio caso: questa biografia mi descrive davvero per eccesso. Come si fa ad essere poeti? E’ una definizione che se non sei Montale ti va larga, per forza. L’ha detto anche mia nonna, che è una che mi ha visto nascere:  “Scusa ma poeta in che senso?” e io non ho saputo risponderle. Libraio invece sì, lo sono davvero, e ne sono molto felice: è un lavoro meraviglioso e mi permette di cercare la storia d’amore giusta – tutte le storie sono storie d’amore – per l’innamorato adatto: il lettore che possa innamorarsene.  Per il resto, le cose importanti da sapere su di me credo siano poche: ho un bosco. E questo mi rende un produttore di fresco. Solo l’idea: mi rinfresca.

Il passaggio da libraio a scrittore come è stato?

Delicata… sicuramente molto delicata. Il libraio parla di storie belle, consiglia libri strepitosi che, possibilmente, abbiano un ruolo e occupino un posto nell’immaginario del lettore. E se il libraio ne ha scritto uno, che fa? Lo consiglia? Ne parla? Lo sostiene come farebbe con un altro libro? Io cerco di essere molto riservato, perché quando un lettore nella mia libreria compra il mio libro, ne sono molto molto felice, è ovvio, ma so che in quel momento quel lettore non sta comprando Buzzati, Calvino, Hemingway… e il libraio che è in me sa che quel lettore si sta perdendo un capolavoro. E’ una bella responsabilità. Io poi me li sogno di notte, Kafka, ad esempio, lo sogno e lui mi sgrida ferocemente se non faccio il libraio al meglio… Io cerco, il più possibile, di amare le parole e le storie, e di prendermi cura delle storie, sempre. Anche quando scrivo, cerco di far loro il miglior servizio possibile. Amare le parole, accarezzarle, prendersene cura, poi, spetta sia al libraio sia a chi le storie le racconta. E io è così che trovo pace: accarezzando le parole.

La locanda dell’ultima solitudine è il tuo primo libro,classificatosi terzo al premio bancarella, come è stato questo debutto? E Come è nato?

La Locanda dell’Ultima Solitudine nasce da una domanda: si può avere nostalgia del futuro? Si può avere nostalgia di qualcosa che non è ancora arrivato, che ancora non esiste? Si può raccontare una storia vera che non è ancora accaduta? Le cose più importanti delle storie sono le domande, perché le risposte sono sempre giuste, o sbagliate, per ognuno di noi, ma le domande spesso sono valide per tutti. E io avevo questa domanda assurda: si può avere nostalgia del futuro? E avevo Libero, che diceva si; Viola che diceva no, e la Locanda che non diceva niente, ma stava lì: ad aspettare!  E tutto è nato così: da una domanda sulla nostalgia del futuro, e sul suo senso. Il libro nasce da un periodo di grande solitudine. Sono andato da solo a Miasino, il paese in cui sono nato, e sono rimasto lì, solo, a scrivere per tre settimane. Quello che ne è nato è stato lo scheletro di questa storia. A farla diventare libro mi hanno aiutato in tanti, soprattutto Viola e Libero, i personaggi del romanzo stesso. Sono stati loro a spingere e a spronarmi a rendere la nostra storia un romanzo. I personaggi delle storie diventano vivi, parlano, si lamentano, ti tormentano e ti fanno scrivere anche tutti i giorni tutto il giorno.

Il premio Bancarella è stata un’esperienza che ripeterei tutti i giorni. E’ un premio con una storia importante, inventato, sostenuto, animato di librai. Come si può non amare un premio così? Essere arrivato terzo, poi, e aver vinto il premio Selezione Bancarella (il premio che vincono tutti i sei finalisti quando arrivano in finale) è anche l’unica cosa che ho vinto in vita mia (se si esclude un pigiama di pile alla tombola di Natale in terza media)

Il tuo libro è intriso di poesia con la similitudine dell’attesa , una carezza all’anima, questo è arrivato a me lettrice;  invece tu cosa hai voluto raccontare, qual è il messaggio che speri possa arrivare a chi legge?

Ogni tanto ci penso: cosa vorrei che raccontasse questa storia a chi la legge? E mi rispondo che non lo so. Torisi nel Postino di Neruda diceva che la poesia è di chi gli serve. E nel mio piccolo vorrei che questa storia potesse raccontare quel che chi la legge ci legge dentro. Senza che la mia intenzione sopravanzi la libera interpretazione di chi legge. Poi, però, se mi chiedete cosa penso delle attese, penso che siano un tempo che va coltivato e nutrito. Che non ha nessun senso cogliere l’attimo se l’attimo non è maturo, e che l’attimo va coltivato, accudito, accresciuto, accodato, come un fiore di cui si curano le radici in attesa dei petali. Ecco che cos’è l’attesa: il modo di occuparsi del futuro prendendosi a cuore il presente.  Aspettare, bisogna sapere aspettare. Ad essere giovane, diceva Picasso, ho impiegato novant’anni.

La città grande , la città piccola ed una locanda per due  senza dei luoghi specifici  e senza città di ambientazione, è stata sicuramente una scelta precisa.  Ce la vuoi raccontare?

I luoghi reali sono porte sui luoghi che quei posti evocano. La città grande è quello: una città così grande in cui puoi vivere senza che lei ci accorga di te. Io abito a Novara, Milano dista mezzora. Ho studiato a Milano, e ho sempre avuto l’impressione che la città non respirasse la mia vita. Il mio essere lì le era indifferente; ho abitato anche in un paese piccolissimo, sul Lago d’Orta, il paese in cui sono nato. Quel paese non può fare a meno di notarti, quando sei lì. Ha cose da dirti, storie da raccontarti attenzioni da dedicarti.  E se tu non ci sei ti chiama con la voce della nostalgia. Nel romanzo città grande e il piccolo paese di Bisogno fanno questo: e forse lo fanno anche nella mia vita. La Locanda è poi il luogo in cui ci si può andare solo in due salvo poi scoprire che l’altra persona con cui puoi andare è solo il te stesso che stai diventando. Niente di più.  Alla Locanda non incontri nessuno che non sia tu. Ecco perché è dell’Ultima Solitudine, perché quando sei in compagnia di te stesso non c’è più modo di sentirsi soli.

Libero prenota un tavolo alla locanda dell’ultima solitudine per 10 anni dopo nel frattempo vive e sbaglia. Tu credi nella predestinazione dell’amore?

Non so come si descrive l’amore perché l’amore è indescrivibile. E’ fatto di mare, deserto, cielo, sospiri, respiri, balene che sbuffano, è fatto di zucchine nell’orto, è fatto delle quattro di pomeriggio è fatto della lingua della vita. Parla quella lingua lì, la vita, forse l’amore è provare ad ascoltarla, tentare di capirla, non fare troppo rumore per non rischiare di coprirla. Sono però convinto che siamo destinati all’amore. E che il nostro destino non sia trovare la persona giusta perché la persona giusta non esiste, siamo tutti un po’ sbagliati. E allora ci basterà trovare lo sbagliato giusto. Non credo che l’amore sia trovare la metà della mela che ci manca, perché magari noi non siamo una mela… siamo un’anguria, una ciliegia…  un pettirosso…  chissà che siamo! Forse per amare prima occorre capire questo: chi siamo, e poi innamorarci per scoprire chi saremo.

Oggi con il web e le vendite online sta venendo a mancare il contatto diretto tra libraio che consiglia, che umanizza la scelta del libro, a semplici link spammati ovunque dagli autori soprattutto emergenti , tu cosa ne pensi?

Il libraio è prima di tutto un lettore. Se perdiamo i librai, danneggiamo i lettori. Perché il libraio legge e si innamora delle storie e cerca altri innamorati che condividano con lui la passione immensa per le storie di cui si è innamorato. Il libraio questo fa: cerca di diffondere l’amore di cui si innamora: quello per le storie. Mancando il rapporto umano, comprando qualcosa con un click si guadagna forse in comodità, forse in velocità, magari persino in catalogo, ma si perdere in meraviglia, amore e stupore. E si perde la possibilità di scoprire una strada che non conoscevamo seguendo le indicazioni di chi ci è già passato: il libraio. Non sono contrario a nulla che possa far bene ai libri e alle storie che contengono, ma forse non bisogna confondere gli strumenti che rendono più comodo qualcosa con le persone. Io sono per le persone e per la loro valorizzazione. Anche professionale, anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, ma sempre tenendo conto delle persone, perché le persone sono storie. E click: no.   

So che presto uscirà il tuo secondo libro cosa dobbiamo aspettarci?  Vuoi darci delle anticipazioni?

Ebbene sì, uscirà a maggio, all’inizio del mese di maggio. Sono molto emozionato, è una storia a cui voglio molto bene e che nasce da una domanda, una domanda che mi tormentava da parecchio: dove vanno a finire le cose infinite? Come l’amore, la gioia, certi dolori, l’infanzia, alcuni palpiti… le cose infinite dove vanno quando per un motivo o un altro non ci sono più? Esiste una geografia delle cose che si fanno invisibili? Tutto accadrà dentro i confini visibili delle cose invisibili che ci tengono vivi: l’aria, l’acqua, le gioie e anche i dolori. La vita. La più invisibile delle cose che fanno viventi.

Alessandro ti ringraziamo  moltissimo  di essere stata con noi , è bello poter parlare con un autore che ti ha profondamente emozionato.

 

Pubblicato da Elisa Santucci

Sono Elisa Santucci, fondatrice ed amministratrice dall'8 luglio 2016 . Il blog nasce dalla mia passione per i libri da sempre, dalla voglia di parlarne e fare rete culturale, perché io penso che il web, i blog, i social si possono usare in tanti modi, io ho scelto di creare un'oasi culturale. io sono pienamente convinta che leggere ci insegna a pensare e a essere liberi. "Leggere regala un pensiero libero come un volo di farfalle, un’anima con i colori dell’arcobaleno , forza e creatività" è il mio motto. Editor freelance, correttore di bozze, grafica. Servizi editoriali .

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