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Intervista con presentazione ad Umberto Bieco

 

Intervista con presentazione ad Umberto Bieco

Sinossi

 

Il Superato era incapace di vivere. Ma il mondo era incapace d’esser vivibile. Un nevromanzo dal solipsismo pernicioso, e dalle pernici solipsistiche. Un mondo orribile dove le piccole creature non vengon salvate. Palate di romanticismo andato a male. Boschi Oscuri, Fate e fanciulline. Manie, cinematografie, poesiole e canzoncine. Uno scaracchio in faccia alla civiltà. Una torrida e scandalosa storia di sessuofobia. L’orrore dell’esistenza e dell’esistente. L’invereconda insostenibilità del malessere. E mille altre squisite ricette per le vostre cene con gli amici.

Abbiamo contattato Umberto Bieco per voi, ci ha rilasciato un’intervista. Le sue note biografiche sono scritte di suo pugno in una singolare presentazione.

Umberto Bieco nasce, ma poi cambia idea e torna nell’utero. Si diploma in Nullologia, settore su cui costruirà la sua intera carriera. Non sa nuotare, e quest’oggi gli duole una gengiva. Sa tirare lo sciacquone, ed è infatti parte del team olimpico di lancio dello sciacquone. ll suo passatempo preferito è tentare di trovare un passatempo preferito. Odia la letteratura, e per questo ha scritto un libro. Il suo odio è consultabile nel blog Biechitudini. Non gli piace scrivere righe di presentazione, perché usualmente piene di  stupidaggini.

Benvenuto Umberto nel nostro blog.

Benvenuta anche a lei sul vostro blog.

Il suo libro “Alcune note su una non entità” è il suo primo lavoro pubblicato?

È la mia zeresima pubblicazione. È un’auto-pubblicazione. In quanto tale, praticamente non esiste. Non è nemmeno un lavoro – dato che mi sono divertito a scriverlo. Di più. Estrapolare ed esternare certi concetti dalle viscere delle mie budella è stato un sollievo.

Come nasce?

Il fallo dell’ispirazione ha penetrato la vagina della pagina e nove mesi dopo è nato il libricino. Questa è una versione. L’altra è che ho trovato il libro sotto un cavolo. La terza è: dalla disperazione. Non mi era rimasto altro da fare

Il Superato protagonista del romanzo si confronta con il Superatore e ne esce perdente , è un nullafacente preso solo da se stesso.  E’ per lei un modo di descrivere la società odierna?

L’unico modo efficace per descrivere la “società moderna” è una gigantesca cloaca fumante, con noi dentro. Ciò non depone molto a favore della società, ma effettivamente nemmeno di noi stessi. O forse significa che la società “fa cagare”, come dice il poeta. Il macrocosmo si riflette o si riproduce, in miniatura, nel microcosmo. In questo senso anche nel Superato vi è la società. Ma ciò è espressamente descritto nell’orrido libercolo – in lui vi è la seguente contraddizione introiettata dal mondo: vi è un conflitto tra una struttura materiale basata su sfruttamento e aggressione, e un’ ipocrita sovrastruttura che predica la solidarietà e il bene, nonostante si erga sulla premessa strutturale enunciata e la accetti.

Nel Superato vi è il disgusto per tutto ciò. La sua nullafacenza ed emarginazione è il risultato della percezione dell’orrore del mondo, o della cosiddetta “società moderna”, che lo ritraggono da esso.

Ciò che indossiamo è stato tessuto da mani di bambini, pagati pochi centesimi. L’energia che alimenta le nostre case è estratta da giacimenti nigeriani che hanno distrutto l’habitat degli autoctoni, e questo è uno dei motivi per cui vengono qui. Anche solo qui da noi, centinaia di persone muoiono ancora sul posto di lavoro. Bombardiamo la Libia, ammazziamo e creiamo il caos e poi ci lamentiamo dell’immigrazione. Piangiamo gli uomini e le donne e i bambini scheletrizzati nei lager nazisti – ma procediamo con la nostra vita come se nulla fosse nonostante in questo esatto momento stiano morendo migliaia di bambini per malnutrizione e  mancanza di medicinali. Tre milioni all’anno secondo l’UNICEF. Eppure i supermercati sono pieni. È una colossale rimozione nevrotica sociale. La nostra ottusità e ipocrisia non ha alcun tipo di ritegno o pudore. Dovremmo essere nelle strade e rivoltare il mondo come un calzino; far sì che tutto sia di tutti, consegnare concretamente alla vita il valore che a parole le attribuiamo. Il lager non è qualcosa di 80 anni fa. Il lager è qui e ora. Il lager è il mondo – oggi. Il libro è pieno di facezie e stupidaggini riguardanti la vita emarginata e inconcludente del Superato, ma questo è il nucleo oscuro che pulsa al suo centro.

Il protagonista è senza nome è una scelta precisa e perché?

È una scelta imprecisa. Penso che mettere dei nomi veristici sia noioso e anti-estetico. Inutile. Quindi meglio dei soprannomi simbolico-riassuntivi o dei nomi cretini, come l’Afef Felafel che aleggia qua e là nel libro. Ci sono tre nomi diversi attribuiti ad una stessa entità, che quindi appare come tre entità diverse. O forse quattro. Non ha alcuna importanza.

Nel suo rapporto  con le donne è nevrotico, sessuofobico, un uomo che vive con disgusto la sua vita e tutte le tensioni sociali, cosa ha ispirato tutto ciò?

Devo aver visto una puntata di Uomini & Donne.

Leggendo il suo libro ho trovato ironia e quasi un anti giovane favoloso Leopardiano ma alla fine cosa vuole raccontare?

È la stessa domanda che mi sono posto leggendo Il tropico del cancro di Henry Miller. Cosa cacchio vuole raccontare? A che mi serve tutta questa robaccia affastellata?

Lei definisce il suo libro un nevroromanzo, esattamente vuole definircelo?

Un romanzo nevrotico. Nel contenuto e nella forma.

Anche se lei ha cercato di nascondersi, io provocatoriamente le chiedo, c’è qualcosa di lei in questo libro?

Tutto, fin nell’intimo delle mie mutande e nell’aroma delle mie ascelle.

Umberto io presumo che lei scriva con uno pseudonimo e volutamente non da nessuna nota bibliografica  è ovviamente una scelta precisa come mai?

Chissenefrega di chi sono e cosa ho fatto? L’unica cosa rilevante è il libro.

Ed io sbeffeggiando la sua scelta di anonimato le chiedo cosa legge Umberto Bieco, anzi cosa detesta leggere Umberto Bieco?

Di certo non leggo romanzi. Non servono più a niente. Ci sono i siti complottisti per leggere. Hanno trame più interessanti. Difatti il mio è un anti-romanzo. Non gli interessa la trama: ci sono già abbastanza film e telefilm per quella. Non gli interessano i realistici particolari della quotidianità spicciola: ci sono già Instagram, Facebook, Twitter e YouTube per quelli. Non gli interessano i nomi: c’è già l’elenco telefonico per quelli. Ad “Alcune note su una non entità” interessa l’essenza psicologica, emotiva e demenziale legata alla parola: il resto si può ormai fruire altrove.

L’unico libro che vale la pena leggere è Attraverso lo specchio di Lewis Carroll.

Quale libro non consiglierebbe nemmeno al suo peggior nemico, e quale secondo lei è la pietra miliare della formazione culturale.

La Bibbia? Fai una fatica enorme a imparare i nomi di tutti i personaggi, ma non serve a niente perché poi tanto c’è la fine del mondo.

La pietra miliare della formazione culturale è il libro intitolato: “La cultura è una panzana”. Storicamente, è il termine usato dagli antichi greci per indicare l’istruzione delle classi elevate, a base di poesia e altre amenità. È in pratica l’espressione di un sentimento di dominio e superiorità. La cultura è fuffa. È il modo in cui una società giustifica la propria iniquità. O, individualmente, una forma di status quo, l’equivalente intellettuale di sfoggiare una vettura ultimo modello ad alta cilindrata.

La ringraziamo di essere stato con noi.

Percepisco il vostro odio.

Pubblicato da Elisa Santucci

Sono Elisa Santucci, fondatrice ed amministratrice dall'8 luglio 2016 . Il blog nasce dalla mia passione per i libri da sempre, dalla voglia di parlarne e fare rete culturale, perché io penso che il web, i blog, i social si possono usare in tanti modi, io ho scelto di creare un'oasi culturale. io sono pienamente convinta che leggere ci insegna a pensare e a essere liberi. "Leggere regala un pensiero libero come un volo di farfalle, un’anima con i colori dell’arcobaleno , forza e creatività" è il mio motto. Editor freelance, correttore di bozze, grafica. Servizi editoriali .

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