“Io, lui e nessun altro”, di Anna Ansalone

Titolo: Io, lui e nessun altro

Autore: Anna Ansalone

Editore: Il Saggio

Collana: Geco

Anno: 2018

Pagg. : 96-Brossura

Prezzo: €. 10,00

 

Amore incondizionato, amore malato e dipendenza affettiva i punti cardine sui quali ruota il romanzo “Io, lui e nessun altro”. Anna Ansalone, giornalista e assistente sociale, narra in poco più di novanta pagine il fallimento affettivo di una donna la cui unica (?) colpa è quella di essere  finita tra le grinfie di un narcisista patologico. Giorgia è una giovane mamma che dopo la separazione dal padre di suo figlio Matteo, prova a fatica a ricostruirsi una vita affettiva dalla quale tiene lontano il figlio stesso.   Incontra l’uomo sbagliato, quello che saprà conquistarla dicendole ciò che inizialmente ha bisogno di sentirsi dire, per poi riuscire a circuirla psicologicamente e a produrre squarci così profondi nella sua psiche che un giorno dopo l’altro le consumeranno l’anima. Giorgia è talmente succube di quest’uomo da non riuscire a stargli lontana; un “uomo” dalla personalità patologica che riesce a creare una relazione asfittica, il cui unico target è l’usa e getta delle donne, che in fondo odia; bersagli fragili e pertanto prede facili da manipolare,illudere, usare, scartare e buttare via come carta straccia.  Un narciso da un lato e una donna ammalata d’amore, dall’altro.  Un rapporto “d’amore malato” dove la violenza psicologica predomina su tutto.  Quando parliamo di violenza perpetrata nei confronti delle donne, il primo pensiero va a quella fisica.  Per antonomasia la donna è da sempre considerata il “sesso debole” e, nulla di più vero, fintanto che la spiegazione si limita alla forza fisica, perché in realtà l’unico “sesso debole” è quello maschile. Ogni anno la conta delle vittime di uomini incapaci di stare da soli, di gestire un rifiuto, di accettare che un rapporto possa finire, è agghiacciante.  Donne, nella migliore delle ipotesi “solo” picchiate, ma sono poche quelle che riportano “solo” lividi e ferite superficiali, molte quelle uccise, ancora poche quelle che trovano la forza per denunciare situazioni a volte inenarrabili, avendo la capacità di risalire la china rimettendo insieme i cocci di un’esistenza spesso in frantumi. Ciò che talvolta passa erroneamente in secondo piano è la violenza psicologica.  Quella violenza così sottile e subdola da inserirsi nella mente giungendo a modificarne sinapsi e neuroni fin dalla struttura del loro DNA. Relazioni che diventano circoli viziosi, labirinti fatti di specchi, apparentemente senza via d’uscita e dai quali  è  difficile divincolarsene con le facoltà mentali intatte.  Occorre dire comunque, che per ogni narciso patologico concentrato sull’appagamento del proprio Ego, c’è di contro una donna il cui estremo bisogno di essere accettata e amata, predomina la capacità di discernimento al punto tale, da annullarsi in toto in nome di ciò che tutto può essere tranne che amore.  Catene invisibili, che lasciano cicatrici e lividi indelebili in fondo all’anima, cui si è così mentalmente avvinghiati  da essere la “normalità”.  Uno stillicidio incessante e persistente al pari del lavorio di una goccia d’acqua che con cadenza costante e continua arriva a scavare anche la roccia più resistente, allo stesso modo essere quotidianamente paragonate ad una nullità, sentirsi perennemente sotto giudizio e sotto processo tanto da doversi quasi scusare di essere nate, finiscono per far perdere di vista se stesse, i propri obiettivi e la propria dignità di donna e di essere umano, arrivando addirittura a convincersi che sia quella la “normalità” di un rapporto di coppia.   Non vado oltre, rischierei di dover necessariamente entrare nel vivo del racconto.   Un romanzo che affronta una piaga sociale troppo estesa e troppo attuale, e lo fa alternando la narrazione tra passato e presente con l’ausilio di flashback che conducono a quel vissuto della protagonista che sembrava ormai essere stato relegato nel punto più profondo della sua mente ma che, per pura “casualità” emerge grazie al ritrovamento di una poesia.  L’autrice infatti inserisce all’interno della narrazione, momenti di prosa che ben si sposano con il tutto.  La lettura è fluida e scorrevole oltre che sapiente per la capacità di presentare con un linguaggio semplice, un concentrato di dolore che profuma di speranza, urlando la voglia di riscatto oltre che l’enorme forza di volontà per ritrovare la luce dopo il buio più nero; quella luce sempre accesa ma che, lo sguardo di chi persevera nella convinzione di meritare il baratro in cui è sprofondato, non riuscirà a percepire fintanto che non si guarderà dentro,alla ricerca di quell’appiglio apparentemente perso ma che non aspetta altro che essere afferrato, e che si trova esattamente nel punto in cui era stato dimenticato. Ed è esattamente da lì che occorrerà ricominciare, da se stessi e dalla necessità di imparare ad amarsi perché nessuno potrà dare amore a chi non sa amare.  Lettura consigliata alle donne per guardarsi dentro, ma in maniera particolare agli uomini perché a volte la parola scritta  ha un impatto visivo tale da scuotere le coscienze oltre che il potere di far rivalutare tutte quelle idee pseudo-normali, su una situazione ancora fin troppo sottovalutata.

Teresa Anania  

Anna Ansalone nata ad Avellino nel 1986, giornalista e assistente sociale. Direttore della rivista telematica online Contattolab.it.  Laureata in Scienze del Sevizio  Sociale e alla specialistica in Programmazione amministrazione e gestione di Politiche sociali e servizi sociali, autrice di numerosi articoli sociali e di settore, docente e formatrice nei percorsi per adulti. Da sempre appassionata alle tematiche delle scienze umani e sociali. Ha collaborato stesura di una raccolta di “Storie di vita rubata”, Faligi editore, 2013. Dinamica e determinata, con i valori ben stretti, va dritta verso nuovi orizzonti…

TRAMA: 

Come si può riconoscere un narcisista e averne consapevolezza? Perché capire di avere a che fare con una persona narcisista diventerà un vero e proprio inferno in terra. Questo romanzo vuole essere un monito per aiutare le tante vittime che sfortunatamente s’imbattono in una relazione affettiva patologica diretta all’autodistruzione. Un amore sano aiuta, sostiene: non crea isolamento e sofferenza.

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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