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La Befana tra origine, leggenda e tradizione …

Il termine Befana nasce nel XV° secolo e simboleggia il vecchio anno che deve essere eliminato per fare spazio a quello nuovo.

La Befana quale vecchietta a cavallo di una scopa, è una rappresentazione legata alla tradizione italiana, diffusa ormai anche all’estero pur se in maniera inferiore.  Il termine Befana nasce nel XV° secolo e simboleggia il vecchio anno che deve essere eliminato per fare spazio a quello nuovo. Era usanza, specie al centro-sud della penisola, esporre all’esterno delle proprie abitazioni un pupazzo vestito di stracci sporchi che poi veniva dato alle fiamme dalle cui ceneri, proprio come una sorta di araba fenice, simbolo di rinnovamento, sorgeva un nuovo anno florido e prosperoso.

La Befana però nulla ha a che vedere con l’Epifania, se non come etimologia della parola, una tra le ricorrenze cristiane più importanti ma che, sovrapposta alla Befana ha finito per divenire una festa puramente commerciale che chiude il lungo periodo natalizio  …”L’Epifania tutte le feste porta via”…  La parola Befana deriva appunto da Epifania, dal greco Epifàneia, apparizione, rivelazione, trasformato poi in Beffània identificata con la “Strega di Beffània” che proprio nella notte tra il cinque e il sei gennaio volava sui tetti , per poi divenire prima Befània e poi Befana e venne utilizzato per la prima volta agli inizi del 1500 da Francesco Berni, scrittore, poeta e drammaturgo italiano.   Ma procediamo per ordine.

La Befana è colei che cavalcando una scopa, indossando una lunga gonna con le tasche, uno scialle e un fazzoletto legato in testa porta calze ripiene di dolciumi e regali ai bimbi buoni, riservando cenere e carbone (oggi dolce) ai bimbi più discoli.

L’Epifania, è per la chiesa cristiana, il giorno dell’adorazione dei Re Magi diretti a Betlemme che per festeggiare la nascita di Gesù Bambino portano tre doni preziosi: Oro, che è il metallo più prezioso; incenso, una sostanza che venendo bruciata produce una fragranza diversa a seconda del tipo di resina usata; mirra, un unguento profumato che serviva per imbalsamare i morti.

La leggenda narra che i Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, vennero esortati con l’inganno da Erode, a recarsi a Betlemme per trovare il “Re dei Giudei” della cui venuta era fortemente turbato. Erode disse loro di voler adorare il Bambino ma di non saper con esattezza dove si trovasse e di avere quindi bisogno del loro aiuto.  Messisi in cammino e pur guidati dalla stella cometa, bussarono all’uscio di una casa per chiedere informazioni circa la strada corretta da percorrere. Aprì una vecchietta che non capendo cosa dovessero fare a Betlemme, non fornì alcuna indicazione, rifiutando anche l’invito di unirsi a loro per rendere omaggio al Salvatore. Quando i Magi si furono allontanati proseguendo il loro viaggio, ella capì di aver commesso un grave errore e si mise a cercarli ma non trovandoli iniziò a distribuire regali a ogni bambino che incontrò sulla strada, con la speranza che uno di questi potesse essere Gesù Bambino.  E così ogni anno nella notte tra il 5 e il 6 gennaio ella va alla ricerca di Gesù lasciando un dono a ogni bimbo.

L’origine della Befana è probabilmente connessa a molteplici riti pagani relativi ai cicli di raccolta agricola dell’anno appena terminato e a culti legati all’inverno boreale celtico. Come per la maggior parte dei riti pagani, anche questa venne assorbita e associata al calendario romano.  A partire dal IV° secolo d.c. però, la Chiesa Romana condannò tutti i riti e le credenze pagane bollandole come opere sataniche. Solo molto tempo dopo, l’antica figura pagana femminile venne pian piano accettata dal cattolicesimo e identificata come una sorta di rappresentazione dualistica di bene e male; di fine e nuovo inizio.

Durante il regime fascista venne introdotta la cosiddetta “Befana Fascista o Befana del Duce” per distribuire regali ai bambini poveri.

Varie sono le tradizioni e gli eventi legati a tale festività e c’è chi identifica la Befana come moglie o sorella di Babbo Natale.  In alcune località italiane è usanza fare delle serenate durante la notte dell’Epifania. Abbastanza diffuse sono le manifestazioni in cui “la Befana” si cala con una fune dai campanili delle chiese portando doni ai bambini.

Non mancano filastrocche e poesie dedicate alla Befana come queste di Gianni Rodari, Guido Gozzano e Giovanni Pascoli.


Viene, viene la Befana
da una terra assai lontana,
così lontana che non c’è …
la Befana, sai chi è?

La Befana viene viene,
se stai zitto la senti bene:
se stai zitto ti addormenti,
la Befana più non senti.

La Befana, poveretta,
si confonde per la fretta:
invece del treno che avevo ordinato
un po’ di carbone mi ha lasciato

Gianni Rodari

La Befana 

Discesi dal lettino
son là presso il camino,
grandi occhi estasiati,
i bimbi affaccendati
a metter la calzetta
che invita la vecchietta
a portar chicche e doni
per tutti i bimbi buoni.
Ognun chiudendo gli ochi,
sogna dolci e balocchi;
e Dori, il più piccino,
accosta il suo visino
alla grande vetrata
per veder la sfilata
dei Magi, su nel cielo,
nella notte di gelo.
Quelli passano intanto
nel lor gemmato manto,
e li guida una stella
nel cielo, la più bella.
Che visione incantata,
nella notte stellata!
E la vedono i bimbi,
come vedono i nimbi
agli Angeli festanti
ne’ lor candidi ammanti.

Guido Gozzano

Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed è il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?

Guarda e guarda… tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini…

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolano le scale:
il lumino brilla e sale,
e ne palpitano le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?

Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampana di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra le ceneri e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange, c’è chi ride:
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

Giovanni Pascoli

Teresa Anania

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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