La sposa gentile, il romanzo lieve e “gentile” di Lia Levi

La sposa gentile

Un romanzo gentile, come la sposa del titolo

Siamo all’inizio del 900, si festeggia l’arrivo del nuovo secolo. Ed Amos Segre si ripropone di formare una bella famiglia patriarcale ebrea, e riuscire a creare un patrimonio sicuro.

Amos appartiene ad una famiglia tradizionalista ebrea, suo padre Franchin alla morte della prima moglie si è risposato con Michela che non riesce ad amare ed a far da madre ai 4 figli del marito. Anna anche se giovanissima si ritrova a far da madre ai fratelli. Franchin sa bene di non essere stato un padre presente, con la colpa di aver finto di non vedere il modo poco amorevole di sua moglie verso i suoi figli. Quindi si ritira dagli affari e divide tra i figli le attività di famiglia.  E lascia ai due ragazzi Cesare ed Amos la facoltà di scegliersi l’attività preferita. Cesare sceglie la gioielleria e, e quindi Amos prende la banca.

In quel periodo la società ebrea era chiusa e mai avrebbero permesso il matrimonio, con qualcuno che non fosse ebrea, ma ahimè Amos si innamora di una bella contadina diciottenne, Teresa sarà lei la sposa gentile. La sposa non ebrea. Da quel momento in poi Amos si ritrova isolato dalla sua famiglia e dalla società ebrea. E’ solo nessuno gli rivolge più la parola. E  Teresa solo per farlo vivere contento, impara gli usi ebrei, e diventa una fervente moglie ebrea.

I due sposi, avranno dei figli due femmine e due maschi.  E proprio alla nascita di Nerina la prima figlia, che sperimentano la solitudine più totale, nessun regalo per la piccola come è tradizione delle famiglia ebraiche, Teresa si ritrova da sola a fronteggiare questo cambiamento importante per la sua vita, ma sa di poter contare dell’amore di suo marito Amos, e quindi è felice ugualmente. Alla nascita del primo maschio ,  con la scelta di seguire la tradizione ebraica della circoncisione, Amos è riaccolto nella società ebrea, e  nella sua famiglia.

E’ una storia d’amore a tutti gli effetti, raccontata con levità, e scrittura quasi dannunziana,  mai stucchevole o sentimentale,  esplora l’inizio del novecento  nell’epoca Giolittiana,  con tutti i fermenti di cambiamento dell’epoca, le lotte per il voto alle donne, la bella epoque , il cambiamento di mode e modi di vivere fino   ad arrivare al 1937, l’inizio delle leggi razziali in Italia, e qui cala il sipario anche sulla vita di Amos, Teresa è sposa amorevole fino all’ultimo momento della vita del suo amato.

 

Teresa aveva fatto amicizia anche con la malattia di Amos, pur di restare sempre accanto a lui. Non c’era orario per  medicine, verifiche periodiche della temperatura, possibilità di squarcio di sollievo in poltrona che sfuggissero al suo silenzioso controllo. Solo quando vedeva il marito trattenersi, con il pudore discreto, in compagnia del medico, si ritirava nelle altre stanze o correva a sorvegliare qualcosa in cucina o a scambiare rapide frasi con Maddalena. Della vecchia, gloriosa casa di Saluzzo, oltre ai quadri ed ai mobili era stata la fedele Maddalena a seguire la famiglia e ora, unica confidente dei minuscoli frammenti della giornata, rappresentava per Teresa il punto fermo da cui far ripartire tutto.

Quando Amos si spense i figli temettero molto per la loro madre. Per un po’ di giorni si industriarono a sorvegliarla a turno, col timore continuo di ritrovarsela frantumata in mille pezzi come oggetto di vetro caduto di mano a qualcuno.

Ma Teresa appariva uguale a sempre.  Attenta alle cose da farsi, preoccupata che l’ordine della casa non subisse cambiamenti, disponibile ad ascoltare le scipite parole di cordoglio dei visitatori.

Non era facile capirla, e i figli non c’erano riusciti. Semplicemente, da quella sagoma che formava il suo corpo in movimento se n’era fuggita via l’anima.

Un romanzo  a tratti poetico, con questa figura di donna  d’altri tempi innamorata, senza se e senza ma, che per tutta la vita cerca  solo di far felice suo marito. La narrazione è fluida e piacevole, con un non so che di antico, ma piacevolissimo. La Levi ci racconta uno spaccato di vita italiana, quegli anni pieni di pregiudizi, da entrambe le parti, una famiglia ebrea,  che benché il capostipite Franchin fosse ancora fresco di ghetto, vive in un mondo chiuso, con una piccola forma di razzismo , verso i “gentili”, gli altri, tutti quelli che non sono ebrei. E’ un romanzo gentile come la sposa del titolo

Lia Levi

Lia Levi

Lia Levi, di famiglia piemontese, vive a Roma, dove ha diretto per trent’anni il mensile ebraico Shalom. Per le nostre edizioni ha pubblicato: Una bambina e basta (Premio Elsa Morante Opera Prima), Quasi un’estate,L’albergo della Magnolia (Premio Moravia), Tutti i giorni di tua vita, Il mondo è cominciato da un pezzo,L’amore mio non può, La sposa gentile (Premio Alghero Donna e Premio Via Po) La notte dell’oblio e Il braccialetto (Premio speciale della giuria Rapallo Carige, Premio Adei Wizo). Nel 2012 le è stato conferito il Premio Pardès per la Letteratura Ebraica. È stata finalista al Premio Maria Teresa di Lascia e al Premio Minerva.

Titolo : La sposa gentile

Autore : Lia Levi

Editore : edizioni e /o

Collana : Tascabili

Prezzo :€ 10

La trama

Con questo romanzo l’autrice della Trilogia della memoria (Una bambina e basta, L’Albergo della Magnolia, L’amore mio non può) firma il suo libro più poetico e ambizioso: mezzo secolo di vita di una famiglia ebraica, in cui paradossalmente la protagonista è una gentile, una non ebrea, che a tutti i costi vuole diventare ebrea.

Mentre fra mille luminarie si festeggia l’arrivo del ’900, Amos, giovane banchiere ebreo di una cittadina piemontese, fa a sé stesso una promessa per il nuovo secolo: diventare qualcuno e mettere su una solida famiglia patriarcale. Il destino però lo costringerà a giocare con altre carte. L’irrefrenabile passione per Teresa, una contadina cristiana del luogo, lo metterà di fronte all’ostracismo della comunità ebraica. Ma Teresa non vuole che il suo uomo debba soffrire per causa sua. Nell’amore fideistico e assoluto che prova per lui ingloba anche la sua religione: vuole a tutti i costi diventare ebrea.

La storia di questa donna originale e commovente si snoda fino al terribile 1938 delle leggi razziali fasciste, attraverso la ricostruzione avvincente delle vicende familiari, dei cambiamenti politici e di costume dell’Italia.

 

Pubblicato da Elisa Santucci

Sono Elisa Santucci, fondatrice ed amministratrice dall'8 luglio 2016 . Il blog nasce dalla mia passione per i libri da sempre, dalla voglia di parlarne e fare rete culturale, perché io penso che il web, i blog, i social si possono usare in tanti modi, io ho scelto di creare un'oasi culturale. io sono pienamente convinta che leggere ci insegna a pensare e a essere liberi. "Leggere regala un pensiero libero come un volo di farfalle, un’anima con i colori dell’arcobaleno , forza e creatività" è il mio motto. Editor freelance, correttore di bozze, grafica. Servizi editoriali .

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