L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery

L'eleganza del riccio di Muriel Barbery

Autore: Muriel Burbery

Titolo: L’eleganza del riccio

Editore: E/O

Anno: 2014

Pagg: 318-Rilegato

Prezzo: €. 9,90

 

Partiamo dal titolo, l’eleganza del riccio. Perché un riccio dovrebbe essere considerato elegante? Il riccio è un animale alquanto particolare. La sua vita principalmente notturna, lo fa apparire un animale misterioso, fugace, schivo, timido; tesi avvalorata dalla capacità di raggomitolarsi e diventare una pallina  di aculei che lo ricoprono quasi completamente  e lo aiutano a difendersi ogni qualvolta si sente minacciato. Una vita dall’apparenza scontrosa e sempre sulla difensiva ma profondamente fragile e sensibile: un animo delicato protetto da guscio acuminato ma non impenetrabile.

Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza , ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

E’ questo, secondo me, il nocciolo di tutto il romanzo.  Ambientato ai giorni nostri in un palazzo di Rue Grenelle a Parigi, i cui condomini appartengono ad una condizione socio-economica aristocratica. Qui si incrociano  le vite, apparentemente distinte, di Renée e Paloma.  Renée è la portinaia del Condominio, una donna di origini umili, trasandata, solitaria ma estremamente colta. Ama la musica classica e la cultura orientale, legge Tolstoj, è ironica e sagace.  Paloma è una ragazzina dodicenne, figlia di un Ministro abitante del Condominio, che non riesce ad identificarsi con la borghesia cui appartiene.  E’ un mondo che le sta stretto perché ha già capito che l’apparire nulla ha a che vedere con la vera essenza di un uomo e che le diversità di ogni genere e grado non sono una disgrazia ma un valore aggiunto, una ricchezza, quel quid extra che serve a migliorare la vita di tutti.  Renée e Paloma sono due ricci che incrociano le loro strade, iniziano a conoscersi e riconoscersi come anime affini, ritraggono gli aculei dimostrando le loro fragilità l’una all’altra.  Le loro vite si arricchiranno grazie ai dialoghi, alle conversazioni e al confronto che avverrà con l’arrivo di un ricco giapponese, il Sig. Ozu ,che saprà svelare la vera natura di entrambe.  Saprà vedere oltre la corazza formata da quegli aculei pungenti atti a preservarne la vera personalità.

Basta aver sperimentato una volta che possiamo essere ciechi in piena luce e, al contrario, vederci nell’oscurità e interrogarci sulla visione.

Nel romanzo, a parlare sono i protagonisti e lo fanno in maniera colta, elegante, intelligente, riflessiva e razionale ma mai banale o scontata. Il romanzo è una chiara dimostrazione di quanto possa essere semplice la vita se solo non trovassimo il modo di renderla complicata ad ogni costo:

C’è sempre la via della semplicità anche se mi ripugna intraprenderla. Non ho figli, non guardo la televisione e non credo in Dio, tutti sentieri che gli uomini calpestano per rendere la loro vita più semplice. I figli aiutano a rimandare l’angoscioso dovere di affrontare sé  stessi, compito a cui in seguito provvedono i nipoti. La televisione distrae dalla massacrante necessità di fare progetti a partire dal nulla delle nostre frivole esistenze e, ingannando gli occhi, solleva la mente dalla grande opera del senso. E infine Dio mitiga i nostri timori di mammiferi e l’insopportabile prospettiva che i nostri piaceri un giorno abbiano fine. Quindi io, senza futuro né prole, senza pixel per stordire la cosmica consapevolezza dell’assurdo, certa, invece, della fine e della previsione del vuoto, credo di poter affermare che non ho scelto la via della semplicità. Eppure sono molto tentata.

Mai nulla però è come sembra. La Vita riesce sempre a sorprendere e a regalare la possibilità di liberarsi di fardelli pesanti, di riprendere ciò che si era interrotto, di imparare dai propri errori, di sorridere sempre e vedere ovunque la bellezza e quanto la Vita merita di essere vissuta, pur se spesso a tale consapevolezza si arriva quando ormai ci sta sfuggendo di mano …

…In fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E’ come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai. …

 E’ uno di quei romanzi da leggere tra le righe, che si ama o si odia. La comprensione e il messaggio di fondo non arrivano immediatamente ma capisci, leggendo, che devi andare oltre la parola scritta alla ricerca di un potenziale non comune, alla visione di una rinascita interiore contro gli stereotipi e l’ ottusità della banalizzazione e dell’apparire ad ogni costo.

Teresa Anania

 

TRAMA:

Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Invece, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro si incontreranno grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée e il suo antico, doloroso segreto.

 

Muriel Barbery  pur essendo nata a Casablanca il 28 maggio 1969, è di fatto una scrittrice francese. Ha esordito con il romanzo Une gourmandise, pubblicato nel 2000 da Gallimard, e in Italia da E/O nel 2008 con il titolo Estasi culinarie.
Nel 2006, ancora con Gallimard, ha pubblicato L’Élégance du hérisson – L’eleganza del riccio (edito nel nostro Paese da E/O nel 2007 per la prima volta e ripubblicato nel 2012 in edizione economica), che si è rivelato un grande caso letterario in Francia e non solo. Il romanzo è stato infatti uno dei successi editoriali più importanti degli ultimi anni e ha venduto più di 2 milioni di copie, restando in classifica per più di tre anni. Ha conquistato molti premi: nel 2006 il Prix Georges Brassens; nel 2007 il Prix Rotary International, il Prix des libraires, il Prix des Bibliothèques pour Tous, il Prix Vivre Livre des Lecteurs de Val d’Isère, il Prix de l’Armitière (Rouen), il Prix « Au fil de mars » (Université de Bretagne-Sud), il Prix littéraire de la Ville de Caen.
Muriel Barbery vive da alcuni anni in Giappone. Del 2016 il suo ultimo romanzo per E/O, La vita degli elfi.

 

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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