L’ispirazione a cura di Giovanni Margarone

Ma che cos’è l’ispirazione, quest’ancestrale impulso che concepisce l’opera artistica?

Ebbene, eccoci nel nuovo anno, sperando che i tempi ci aiutino affinché noi e il mondo possiamo tornare a una sorta di normalità.

Premesso questo, voglio introdurre quest’anno però sotto il profilo culturale, che poi dovrebbe essere la
tematica principale di questi editoriali; tuttavia il divagare su altro penso sia complementare, perché la
cultura stessa è complementare all’essere dell’uomo. Durante l’anno ormai trascorso, ho parlato di
taluni aspetti della letteratura, di come le emozioni e i sentimenti umani siano in essa incastonati, perché
la letteratura racconta dell’uomo e della natura che lo circonda, a partire dalla Madre Terra che da
sempre ci accoglie affettuosamente nel suo grembo, sebbene quest’affetto sia talvolta ignorato. Da qui il
grande tema del senso delle arti: la comunicazione trasmessa attraverso la bellezza. Sì, la comunicazione,
perché attraverso le arti l’autore vuole esprimere qualcosa e quale mezzo migliore è quello di farlo con
la bellezza? Il motivo principale di ciò è che l’arte deve attirare, carpire i sensi del fruitore (lettore,
ascoltatore, osservatore) il quale, in un misterioso processo di elaborazione mentale, decodifica il
messaggio cifrato dell’autore e lo metabolizza. Un processo mentale che però istantaneamente diventa
spirituale, perché il fruitore avvertirà l’anima nutrita, vagando in una dimensione diversa dalla realtà.
Fondamentale ruolo gioca nell’autore la sua fantasia, suscitata magari dal concreto, ma poi riversata in
un mondo inventato. È una seconda creazione. Per questo, in passato, gli artisti erano assoldati per
creare un immaginario collettivo, che dalle voci e forme della natura, nonché dalla stessa vicenda
umana, sfociava fino a una bellezza sempre più vicina al divino. Non per nulla, già al tempo degli
antichi egizi, gli artisti erano ritenuti depositari dei segreti degli dei. E così era per gli etruschi, i greci, i
romani e altre civiltà del mondo antico. Ma in tutto il tempo trascorso fino a noi, la creatività degli
artisti ha continuato a preponderare, basti pensare a S. Pietro, la massima opera architettonica, nonché
scrigno di opere immortali, che grazie a giganti come Bernini, Michelangelo e Raffaello hanno reso
eterna una fabbrica ritenuta il simbolo della presenza di Dio in terra. Senza trascurare le mille bellezze
che custodisce la nostra Italia, tesori inestimabili e spesso non adeguatamente valorizzati o recuperati.
Ma l’arte, che nei secoli ha permeato le culture dei popoli, ha avuto inizio da un unico impulso:
l’ispirazione.
L’artista (nella più ampia accezione del termine) è una persona necessariamente speciale, perché ha un
valore aggiunto. La sua sensibilità e il suo talento sono non comuni e nella storia, spesso, questo non è
stato capito, e sovente l’apprezzamento e la fama sono sopraggiunti dopo sua la morte. Questo perché
la sua originalità spesso non era condivisa, oppure il suo carattere era talmente bizzarro che non poteva
esser accettato dagli uomini del suo tempo. Un esempio è Caravaggio, un genio, dotato di un talento
eccezionale, ma spesso ignorato o allontanato per i suoi modi esuberanti se non violenti, poiché sempre
pronto ad impugnare la spada.
Ma torniamo all’ispirazione. Il dogma è che non c’è arte se non c’è ispirazione. E questo vale per tutte
le arti: nulla potrebbe essere creato senza l’ispirazione.
Ma che cos’è l’ispirazione, quest’ancestrale impulso che concepisce l’opera artistica?
Intanto, come detto, è ancestrale, perché è antica quanto l’uomo, questo sapiens cacciatore che nelle
caverne diede testimonianza del suo passaggio con i graffiti: le prime opere d’arte della storia umana. Il
mistero dei graffiti è stato più volte dibattuto; il senso di essi, nel contesto primitivo, poteva essere
comunicativo; ma non si sa, in effetti, perché quei nostri antichi avi lasciarono quelle tracce. Ma una
cosa è certa: qualcosa li aveva ispirati, l’ispirazione era scaturita in loro allo stesso modo in cui Picasso,
migliaia di anni più tardi, veniva folgorato dall’idea di dipingere Guernica.
L’ispirazione è quindi trasversale nel tempo e la sua essenza è rimasta tale e quale, mentre lo sviluppo
intellettuale umano correva nei secoli. Ma l’ispirazione non è istinto, sebbene si avvicini molto. Perché
in un preciso momento l’artista è colpito da qualcosa, nella sua mente, e il raptus creativo lo pervade,
con il bisogno impellente di realizzare ciò che nella sua mente ha elaborato.

Potrebbe sembrare che l’ispirazione sia una semplice idea: nulla di più errato, perché l’idea
genericamente è il risultato di un pensiero, di qualsiasi pensiero, ma l’ispirazione è “quell’idea”, la
principessa delle idee, il concepimento di un’opera.
Nietzsche afferma che l’ispirazione è una nuvola di idee che sovrasta la testa dell’artista, il quale, in un dato
momento, effettua una selezione e l’incanala in sé. Quindi esistono più idee, magari simili, atte a comporre
l’ispirazione, ma solo una verrà scelta definitivamente, mentre le altre resteranno magari a futura
memoria o dimenticate perché non consoni all’animo dell’artista.
Non si può, quindi, scindere la componente trascendentale dell’ispirazione, perché è come una scintilla
che scocca dall’immaterialità del mondo astratto e che diventerà “opera”, materializzandosi, pur
mantenendosi non conglobata nella realtà; perché il risultato, l’opera appunto, entrerà nell’animo del
fruitore, facendogli vivere le stesse emozioni e sentimenti che l’autore aveva avvertito al momento
dell’ispirazione.

Pubblicato da Giovanni Margarone

Sono Giovanni Margarone, sono nato nel 1965 e scrivo narrativa. I miei romanzi rientrano maggiormente in quelli di formazione, per via dell’evoluzione che fanno compiere (innanzitutto interiore e non solo) ai protagonisti (dall’infanzia all’età adulta, risalendo sovente alle origini, scavando nella storia del personaggio). Forte è la componente introspettiva e psicologica, per cui il personaggio resta sempre e comunque l’elemento centrale delle narrazioni, che potrebbero essere quindi ambientate in qualunque luogo. Sono un autore che vuole scrivere per gli altri, perché diversamente la mia sarebbe un’attività monca, fine a se stessa. Interpreto la scrittura come il mezzo più efficace per trasmettere sentimenti, emozioni e per indurre alla meditazione. Questa interpretazione trascendentale della scrittura mi è assai cara, perché ritengo che la spiritualità faccia parte di noi stessi e che lo spirito vada nutrito. Ho finora scritto e pubblicato quattro romanzi: “Note fragili” (2018, seconda edizione), “Le ombre delle verità svelate (2018, seconda edizione), “E ascoltai solo me stesso” (2019, seconda edizione) e “Quella notte senza luna” (2018). Inoltre, nel 2019 un mio racconto “Il segreto del casone” è stato inserito nell’antologia “Friulani per sempre” – con postfazione di Bruno Pizzul - edito da “Edizioni della sera”. Nel novembre 2019 sono stato insignito di una “Benemerenza” dal Comune di San Giovanni al Natisone (UD) (dove risiedo) per meriti letterari. Sono membro della Commissione Cultura del Comune di San Giovanni al Natisone (UD). I miei romanzi hanno ricevuto numerosi premi letterari. Il mio sito ufficiale è https://margaronegiovanni.com/

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