Mala Jin – Tulipani nel cemento di Anna D’Auria

Mala Jin – Tulipani nel cemento di Anna D’Auria. Un appello forte e intenso a non dimenticare le donne curde!

Mala Jin

“La posizione del poeta non può essere passiva nella società: egli modifica il mondo. Le sue immagini forti, quelle create, battono sul cuore dell’uomo più della filosofia e della storia.”

S. Quasimodo, Discorso sulla poesia.

Letteratura e società, un connubio fecondo di attese! Scrivere per farsi ascoltare, scrivere per ricordare, leggere per riflettere e agire.

L’autrice di Mala Jin fa leva sulle parole per favorire il cambiamento, affidando ai versi e alla prosa l’arduo compito di dar voce a chi vive in una zona d’ombra: le donne curde che lottano per rivendicare i diritti inalienabili di ogni essere umano.

Anna D’Auria accoglie infatti il loro accorato appello del 2015, rivolto a tutto il mondo e in particolare alle donne dell’occidente, di non essere dimenticate, di non essere lasciate sole. Lo fa con una narrazione densa di emozioni, che si rinnovano e continuano a vivere in noi, alimentate dalle pause poetiche che si alternano alla prosa.

La copertina dà subito l’idea di scenari di guerra, con l’immagine di una ragazzina col fucile in spalla, tra polvere e detriti. In alto a destra il titolo enigmatico, Mala Jin, e un sottotitolo che può dar vita a varie ipotesi, “Tulipani nel cemento”.

Nonostante le due belle premesse, la prefazione di Barbara Alberti e l’introduzione di Libera Cesino, mi avvio con incertezza, tra nomi, date e luoghi, ritrovandomi a volte in una dimensione intermedia tra sogno e realtà.

Sento di immergermi in un mondo di dolore e cerco la forza per andare avanti e capire, in nome della sorellanza alla quale l’opera rimanda.

Quando si legge nascono tanti interrogativi ed è proprio questo il valore che riconosciamo ai libri. Non è semplice curiosità, è sensibilità che si affina, un farsi carico dei temi trattati per valutare le azioni che possono conseguirne.

Parole e immagini invitano alla ricerca. Mala Jin, Tulipani di cemento, Donne di carta. Quale significato assumono nella storia narrata e che legame hanno con la realtà?

Lo scopro seguendo il cammino interiore che Elena, la protagonista, intraprende la ricerca di sé e del proprio passato, quando, dal giorno del suo quindicesimo compleanno, i sogni nella dimensione atemporale diventano un sogno ricorrente. Il suo vero nome è Doris, un fagotto in fasce trovato nella baia di Trentova, e quando le visioni oniriche le rivelano di essere una leonessa curda, lei è pronta a seguire il proprio destino, a recarsi in Anatolia per affiancare il suo popolo nella lotta.

Lì conosce la Mala Jin, la casa delle donne, un luogo di accoglienza creato dalle donne curde, in nome di quella sorellanza che vive in loro, ispirata dall’empatia.

Doris raccoglierà l’eredità del suo popolo ascoltando le voci dei fiori che sbocciano nella vicina distesa scarlatta. Olan, Ilham, Leyla, Ronax, Zehira, sono fiori bellissimi che le parleranno delle violenze subite, dei diritti negati, della sofferenza patita, dei sogni strappati.

“Il sangue impregna la terra, non lo dimenticate!

Sono loro i Tulipani nel cemento, le donne curde, con la loro forza d’animo, con la loro resilienza, pronte a resistere ad ogni costo.

Perché allora se sono così forti vengono definite anche bambole di carta, con una metafora che ne richiama l’estrema fragilità? I frammenti di carta rappresentano le loro vite, lacerate dalla violenza e disperse dal vento, ma che continuano a gridare al mondo il proprio dolore.

E quella bambina con i piedini immersi nell’acqua che appare ad Elena? È lì a ricordarci che ci sono tante vittime di naufragi da restituire all’abbraccio dei loro cari, perché solo una degna sepoltura potrà consentire loro di raggiungere il regno delle ombre. Quante psiche erranti ci sono tra noi?

Con una narrazione fluida e un ritmo avvincente Anna D’Auria ci conduce dentro la storia per ricordarci quanto la memoria sia importante per la costruzione del progresso.

A noi lettori accogliere il messaggio!

“Bambola di carta”

Bambola di carta

Strappata da una mano ostile

Pezzi di me si effondono

Nell’aria della sera

Nel vento del domani

Non dimenticare

Mai il mio volto

Né il mio nome

Incisi nel rossore del tramonto

Nei raggi tenui dell’aurora

Nel fuoco ardente del meriggio.

Maria Teresa Lezzi Fiorentino

Accadde per la prima volta il giorno del suo quindicesimo compleanno: la sensazione di uscire dal proprio corpo e di guardarsi dal di fuori, quasi l’anima avesse preso una pausa per volgersi verso un altrove popolato di altre anime, che hanno ormai perso per sempre la propria dimensione corporea. È qui che Elena trova conferma a un sentimento che già da tempo albergava nel suo cuore: poco o niente della vita che ha condotto fino ad ora le appartiene, non il suo nome né il suolo che calpesta ogni giorno, perfino l’amore della donna che l’ha cresciuta come una figlia non è sufficiente a sopire quella sensazione di essere venuta al mondo per fare altro, qualcosa di più importante. Poche parole lasciate su un foglio – “devo tornare nella mia terra” – e poi l’inizio del lungo viaggio verso Mus, una delle zone della Turchia a prevalenza curda, alla riscoperta del proprio passato per dare un significato al proprio futuro… Intenso e coinvolgente fin dalle prime pagine, Mala Jin narra con grande lucidità il dramma quotidiano delle donne curde, bambine cresciute troppo in fretta, giovani guerrigliere pronte a imbracciare il Kalashnikov per difendere il proprio diritto alla vita, anche a costo di sopprimere per sempre ogni naturale istinto femminile. Qui giunge a compimento la parabola di formazione della protagonista e, tra le asperità delle montagne dell’Anatolia e il cemento di città fatiscenti, sboccia alla fine un nuovo tulipano.

Autore: Anna D’Auria
Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci. Strade
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 10 novembre 2021
Pagine: 232 p., Brossura
EAN: 9788830646094

Pubblicato da Maria Teresa Lezzi Fiorentino

Maria Teresa Lezzi Fiorentino vive a Lecce, sua città natale, dedicandosi alla famiglia e al lavoro. Coltiva da sempre due grandi passioni, lettura e scrittura, per sé e per tutti coloro ai quali riesce a trasmettere il proprio entusiasmo. Il fulcro intorno a cui hanno ruotato i suoi scritti, articoli e recensioni, è stato per lungo tempo l’assetto metodologico-didattico, con un’attenzione particolare alla sfera emozionale e al benessere degli alunni. Dopo un appassionante percorso professionale in varie scuole del Salento, che ha visto l’autrice insegnante di scuola materna, psicopedagogista e docente di materie letterarie, nel 2018 avviene la svolta ed inizia una nuova stagione della vita,in cui la scrittura privilegia la narrazione, partendo dalla quotidianità e dalla memoria del tempo vissuto. È tempo di racconti brevi, lettere, autobiografie e recensioni. Sono dell’autrice, pubblicati con Youcanprint:Di vita in vita, La via maestra, Spigolando tra i ricordi, Passo dopo passo … e altri racconti.

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