Nata dal piombo di Simona Mannucci

Nata dal piombo di Simona Mannucci

Nata dal piombo di Simona Mannucci edito Il Seme bianco. Le strade sottese dei sentimenti mai dimenticati.

“Mi chiamo Anna e la mia storia inizia all’alba di un giorno d’estate di quarantasei anni fa”.

Così, semplicemente, si presenta la protagonista di “Sono nata dal piombo”, un romanzo il cui titolo appare invece piuttosto impegnativo.

Perché anche le persone semplici possono vivere storie complesse, anzi spesso dietro le vite di donne e uomini che sembrano scorrere in modo silenzioso e tranquillo si nasconde  un vissuto denso di dolore. E allo stesso tempo un passato pregno di amore.

Proprio come la storia di Anna Magliozzi, soprannominata Nenè, nata da Gennaro e Teresa.

Gennaro, sopravvissuto al lager nazista di Breitenau, ricomparso dinnanzi alla moglie come un fantasma, affetto da forti disturbi derivatagli dalla permanenza in prigionia e Teresa, donna operosa e mite, dedita alla cura della famiglia, che pagava lo scotto della terribile esperienza del marito, subendone la follia.

Mio padre era sopravvissuto al lager nazista di Breitenau: ne era uscito scheletrico e col cervello scompagnato.

Aveva ancora gli spilli del freddo nella testa, e negli occhi la du­rezza vigliacca di quelle capanne patite, in cui la morte era la sola compagna.

«Tra tutte le sciagure che potevano capitare a una moglie», diceva mia madre, «questa è senz’altro la peggiore».

Ma nonostante tutto, Teresa e Gennaro si amavano al punto tale da mettere al mondo, dopo aver avuto già due figli prima della dolorosa prigionia, quella figlia, Anna, che aveva suggellato il ritorno alla normalità.

E in una Gaeta intrisa dei colori e dei profumi del mare, la comunità fatta di pescatori e commercianti fa da sfondo allo svolgersi delle vicende della famiglia Magliozzi.

Una vita molto semplice, senza grosse pretese, nella quale il valore più importante, anzi il bisogno più forte era quello di amare e essere amati, con i limiti e le fragilità dettati dalla difficoltà del particolare momento storico e dalle sofferenze che esso aveva causato.

Ma allo stesso tempo lo scorrere sereno dell’infanzia e dell’adolescenza di Anna, sotto l’ala protettrice del fratello Angelo e in fisiologico conflitto generazionale con la sorella maggiore Carla.

E poi l’arrivo dell’amore, un fiore germogliato da un seme piantato molto tempo prima.

Il passaggio dall’amicizia all’amore fu una scoperta sensazionale per me, cambiò totalmente la mia prospettiva interiore, precipitandomi di colpo in uno stato emotivo senza pre­cedenti. Niente di quello che avevo vissuto fino a quel momento mi aveva fatto sentire così felice e appagata…

Ma anche l’abbattersi della tragedia, proveniente da quello stesso mare che da Madre si era trasformato in Matrigna, sconvolgendo l’esistenza di Anna e di tutta quella popolazione che da esso traeva sostentamento.

In pochi minuti il mare era gonfio, le barche governate dal vento, gli uomini faticavano a tenerle a bada. Tutto intorno era buio, si sen­tiva, non si vedeva. Don Salvatore aveva ordinato agli uomini di sol­levare le lampare e scorrere il fascio di luce a trecentosessanta gradi. Nel frattempo aveva preso il binocolo e si era avviato verso la prua. Nel tragitto vacillò diverse volte sul pagliolo scivoloso. Saltando ora su un piede, ora sull’altro, riuscì ad arrivare in cima all’imbarcazio­ne, il punto di osservazione migliore. Non si sbagliava. Ma quello che vide fu cento volte peggio di quello che aveva immaginato. Ci sono momenti nella vita in cui le certezze si dissolvono. Lo sconcerto del momento non può impedire tuttavia al proprio istinto di agire. Decidere, prima di essere trascinati nel corso sconosciuto delle cose.

La vita è più forte della morte e l’autrice rende catartica la tragedia vissuta dai protagonisti, regalando ai suoi personaggi la forza di sopravvivere e soprattutto di aprirsi a nuove e inaspettate vicende che attraverseranno le loro esistenze, dando loro incredibili motivi per amare.

E soprattutto regalando a Anna, la protagonista, il privilegio di capire che i percorsi dei sentimenti sono talvolta complessi e sofferti e che l’amore provato non è mai donato invano.

Per quanto riguarda lo stile di Simona Mannucci ne ho apprezzato moltissimo la semplicità, ma mai scevro da una buona conoscenza della lingua che ha reso l’opera estremamente piacevole nella fruitura.

Di notevole pregio anche il suo modo di trattare la malattia mentale, con grande veridicità e pudore allo stesso tempo e senza mai esagerare nei toni e nelle descrizioni.

Ma, a mio avviso, il punto di forza cruciale dell’opera della Mannucci è sicuramente la visione della sofferenza: una dimensione che rende l’uomo fragile ma che ha la capacità di stimolare la forza di reagire e di ricominciare, ogni volta, per tutta la vita.

Perché in fondo ognuno di noi è, in un modo o in un altro, “Nato dal piombo”.

Una gradevole performance dunque l’opera di Simona Mannucci: acquistate questo romanzo e vi farà provare belle emozioni per accompagnare le vostre vacanze al mare!

Titolo : Nata dal piombo

Autore : Simona Mannucci

Editore : Seme Bianco

Collana : Magnolia

EAN: 9788885452251

Prezzo : € 13,90

Simona Mannucci

Sono nata il 27 agosto del 1971, prima di tre figlie, amata e vezzeggiata da bambina, sorvegliata da adolescente,  nonostante un’ indole collaborativa in casa: avendo due sorelle più piccole e i genitori che lavoravano entrambi, sono sempre stata una sorella mamma. Nonostante tutto mia madre non è stata capace di assecondare, pacificamente, il mio desiderio di scoprire il mondo, uscire dal guscio, recidere il cordone, avevo già diciassette anni, da lì i primi contrasti, i litigi, le attese davanti al portone nelle mie rare uscite serali. Ora che sono grande lo so, il troppo amore è spesso un cappio al collo per chi lo prova e chi lo riceve. Amo infinitamente mia madre, e le mie sorelle, incolpevoli palle al piede. E loro mi sono grate, per aver segnato prima il passo, nel cambiamento di approccio di mia madre verso di loro. Comunque, se è vero che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria,  a ventuno anni mi sono sposata: oggi dopo ventisei anni, tra alti e bassi, lo sono ancora. A sette anni dal matrimonio e a tre dalla nascita di mio figlio Lorenzo, nel 2000, a quasi ventinove anni mi sono laureata in Economia e Commercio, alla Sapienza, in pochi credevano che ce l’avrei fatta. Negli anni precedenti alla laurea, ho lavorato alla reception di un hotel a cinque stelle della mia città. Dopo la laurea ho frequentato un corso di management, e qualche mese dopo sono stata assunta da un’ importante multinazionale svedese che opera nel settore ceramico. Nel 2006 è nata la mia seconda figlia, Eva.

La mia  vocazione per la scrittura nasce non solo dall’amore per la lettura, ma anche dalla necessità di usare la parola come antidoto all’inquietudine che da sempre mi appartiene. Grazie a mia madre, ho avuto il privilegio  di vivere in una casa piena zeppa di libri, è stato naturale, per me, crescere avendo in prestito la vita di altri. Dal piacere di leggere le storie al piacere raccontarle, il passo non stato né breve né facile. Qualche anno fa, in un momento di pausa dal lavoro che ho sempre svolto, ho conosciuto una editor molto brava, tra gli altri lei è stata la editor di Niccolò Ammaniti mentre scriveva il romanzo Io non ho paura. E’ stato un percorso lungo, durato circa tre anni e sinceramente non facile, ma necessario per trovare un mio personale  stile di scrittura, imparare a combinare le parole tra loro per tessere una trama coinvolgente, dare  ritmo alla storia, calibrare i passaggi e dialoghi tra i personaggi, introdurre colpi di scena ad effetto. Di mio, c’è sempre la volontà di inquadrare il narrato in un contesto storico significativo, non attraverso una ricostruzione cronologica degli eventi, bensì attraverso le voce dei personaggi che abitano o hanno abitato quel tempo e quei luoghi. Sono stata una bambina molto curiosa, oltre a leggerle mi piaceva ascoltarle le storie degli altri, soprattutto dalla voce degli anziani. Quelle storie, andando avanti nella vita,  continuavano a ronzarmi nella testa, quasi si sovrapponevano alla mia vita vera. Quindi a un certo punto ho sentito l’esigenza di trasformare questo bagaglio di ricordi nella storia di Anna, che è la protagonista di “Sono nata dal piombo”: lei è un po’ la sintesi di tutte le storie ascoltate.

La descrizione del libro

L’esistenza precaria, la miseria materiale e qualche volta morale, non impediscono ad Anna di vivere una vita felice nel paese in cui è nata, Gaeta, che sembra un’isola ma isola non è. Per lei è la terra più bella del mondo perché c’è il mare, che nel suo sciabordio continuo l’accompagna sempre nella scoperta dell’amore, nella luce dell’estate, nei riti dei pescatori, nel fragore dell’inverno. Insomma, il mare che incanta, commuove, accoglie, ma anche quel mare imprevedibile, che uccide, si ritira, spaventa e infine allontana.

Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

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