Ravenna, la città dei mosaici

Ravenna e Venezia hanno origini molto simili. Le popolazioni venute da lontano per una serie di ragioni geografico – storiche si insediarono pacificamente per rifugiarsi contro persecuzioni di nemici o contro difficoltà della vita. Gli Umbri dal centro della penisola, mentre i surperstiti dalle stragi unne di Aquileia.
Ravenna distava pochi km dalla foce del Po e i romani la denominarono PADUS MESSIANICUS. La città fu eretta al centro di una laguna costiera attraversata da canali interni. Il CASTRUM militare romano fu inserito nell’isola centrale e l’aspetto che assunse Ravenna era quello di un OPPIDUM dalla struttura quadrata con strade ortogonali. Sucessivamente i romani eressero mura lunghe 2,5 km e collegamenti con gli altri centri insediati.
Ma non solo questo accomuna questo a Venezia; anche l’arte, l’architettura, il colore e il gusto per la decorazione sono estremamente significativi. Quando Roma era in declino, Ravenna splendeva e comincia a sorgere come potenza politica e militare. In particolare oggi ricostruiamo gran parte della sua storia attraverso i magnifici mosaici in cui simboli e stili derivano da Romani cristianizzati, Greci dell’Impero d’Oriente e barbari d’ogni provenienza. Molte delle vicende le ritroviamo scritte con colori e decorazioni di estrema semplicità con ori, rossi ,verdi e bianchi solenni.
Inizia tutto con il monumento funebre Galla Placidia , figlia dell’Iperatore Teodosio anello d’unione tra Impero romano e barbari che con il suo piccolo mausoleo e sopolcro (425-426), cercò di sancire questa fusione tramite forme geometriche essenziali al cui interno filtra una luce frammentata da sottili lastre di alabastro che accendono a loro volta i colori dei mosaici delle volte e delle pareti. Figure sacre di apostoli e santi prendono vita in un paesaggio simbolico sotto il firmamento in cui domina la croce.
Le tessere di pasta vitrea vennero disposte seguendo una angolatura particolare che riflette e scompone la luce in maniera diversa sfumando e accentuando i colori.
Anche Teodorico nel 520, scelse di erigere un mausoleo che lo ricordasse, dagli esterni semplici in mattoni ed interni ricchi di decorazioni. Guardando i blocchi incastrati l’uno sull’altro con la magistrale tecnica degli scalpellini istriani, si riconoscono i sistemi costruttivi delle abitazioni provvisorie dei capi tribù fatti da muri a secco perfetti a proteggere dalle intemperie e climi rigidi.

Il massimo spledore Ravenna però lo ebbe con l’età bizantina quando sconfisse i Goti e tornò alla romanità. Sorsero dunque: San Vitale (VI sec.) la più alta creazione dell’arte ravennate a pianta centrale e con caratteri stilistici come le basiliche di Bisanzio, e Santa Apollinare in Classe (VI sec.) all’interno della quale le decorazioni parietali richiamano il paesaggio delle lagune di Ravenna ed è l’unica testimonianza dell’antico porto di Ravenna.
San Vitale racconta con linearità ieratica il Vecchio Testamento mentre nel catino absidale c’è il Cristo giovanissimo che siede sulla sfera terreste tra angeli e santi.
A questa “immobilità” si contrappongono i cortei regali del presbiterio in cui sono protagonisti Giustiniano e l’Imperatrice Teodora.

Ravenna nei secoli successivi si legò anche al nome di Dante, che vi è morto e stato sepolto.
Nel 1894 arrivò a Ravenna lo scrittore Maurice Barrès che disse: “ Ravenna, nome carico di secoli, vascello naufragato sulle spiagge dell’Adriatico col suo carico di Bisanzio…Passo qui otto giorni a visitare i morti più morti d’Italia: mosaici, mausolei e basiliche…”

Lara Michelotti

Pubblicato da Lara Michelotti

Sono Lara Michelotti e sono nata a Udine nel 1980. Appassionata d’arte mi sono diplomata prima Grafica pubblicitaria all’ Istituto Statale D’Arte Sello di Udine e poi ho conseguito la laurea presso Facoltà di Architettura di Venezia (I.U.A.V.). Ho avuto diversi riconoscimenti come artista a partire da giovanissima età e ho partecipato a mostre collettive in ambito nazionale e internazionale. Appartengo alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia come Giovane Artista. Una delle mie passioni maggiori la nutro per l’illustrazione di libri di narrativa perché alimentano la creatività e la fantasia. Cerco sempre di trasformare in immagine l’intento e il sentimento dell’autore. Come disse George Bernard Shaw: “Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima”

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