Stoner, John Williams

Stoner, John Williams

Stoner è un libro che mi ha incuriosito, per le molte recensioni lette , molte entusiastiche, anzi spesso ho letto è un libro stupendo ma non so dire il perché.

Dicevo era un libro che volevo leggere, ma  invece è venuto a me in modo del tutto casuale, acquistato da mia figlia al buio, quei pacchetti che molte librerie stanno incominciando a fare, e si sceglie un libro solo da una frase scritta. Arrivato a me in modo del tutto casuale, ma è uno di quei pochi libri che leggi, e ti rimangono dentro.

Stoner è un libro scritto nel 1965, andato ben presto fuori catalogo perché ha venduto solo 2000 copie. E riportato allo splendore solo nel 2013 da una nuova edizione europea e soprattutto dal passaparola tra lettori. Ed è diventato un bestseller.

Chi è Stoner e soprattutto perché lascia traccia in chiunque lo legga?

E’ tutto qui Stoner, come la descrizione  dell’autore all’inizio del libro?

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei “Libri rari”, con la dedica: «Donato alla Biblioteca dell’Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi».

 

Può capitare che qualche studente, imbattendosi nel suo nome, si chieda indolente chi fosse, ma di rado la curiosità si spinge oltre la semplice domanda occasionale.

 

I colleghi di Stoner, che da vivo non l’avevano mai stimato gran che, oggi ne parlano raramente; per i più vecchi il suo nome è il monito della fine che li attende tutti, per i più giovani è soltanto un suono, che non evoca alcun passato o identità particolare cui associare loro stessi o le loro carriere.

Ma Stoner  è tanto altro, è un uomo comune, con una grande passione “ la letteratura”, un uomo sempre coerente a se stesso,  resiliente alle  piccole e grandi sventure della vita, vive tra due guerre, ma lui rimane sempre ancorato a se stesso, non va in guerra perché si deve, ma resta nella sua università, da dove non si sposta per quarant’anni, prima come studente e poi come insegnante di letteratura  medievale.

Sposa Edith ma ad un mese del matrimonio si rende conto del grave errore commesso, Edith che stranamente per tutta la vita gli vivrà contro, non le permetterà di essere sereno in casa propria, e soprattutto non gli permette di avere un rapporto con sua figlia Grace, e lui reagisce trascorrendo più tempo nel suo studio all’università. A 45 anni si innamora di Katherine, ma anche in questo caso si arrende alla vita, quando Lomax un collega dell’università, che stranamente lo odia , minaccia lo scandalo, e lui rinuncia anche al grande amore di cuore e soprattutto di intelletto. Il suo unico punto fermo restano i suoi libri, la sua amata letteratura.

Stoner è un uomo che non reagisce alle cattiverie, ne è quasi superiore, le tollera e va avanti,  un uomo sempre coerente al suo pensiero ed al suo essere, anche in casi estremi. Un uomo che non sgomita, non da colpi bassi, ma vive serenamente la sua vita, anche circondato da sventure, che avrebbero reso infelice e rabbioso chiunque. Lui no è un uomo di lettere, di pensiero libero. A prima vista e per molti, può sembrare un perdente, invece no è un uomo con una grande capacità d’amare, si fa scivolare addosso tutte le cattiverie che subisce, ne è quasi superiore, le miserie umane gli scivolano addosso, dà importanza alle cose vere della vita, ed ha la grande fortuna di vivere della sua grande passione .

Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. Ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale. La domanda portava con sé una certa tristezza, ma era una tristezza diffusa che (pensava) aveva poco a che fare con lui o con il suo destino particolare. Non era neanche sicuro che essa sorgesse dalle cause più ovvie e immediate, ovvero da ciò che la sua vita era diventata. Sorgeva, secondo lui, dall’accumularsi degli anni, dalla densità dei casi e delle circostanze e dalla comprensione che era riuscito ad averne. Provava un piacere triste e ironico al pensiero che quel poco di conoscenza che si era conquistato l’avesse condotto a tale consapevolezza e che alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, e svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare.

La scrittura è poetica, pacata e sensibile, perfetta ti accompagna nella vita di Stoner con mano leggerissima, quasi in punta di piedi. Ti immergi nella lettura, e non riesci a staccartene, ti fa riflettere, ti fa scoprire tratti di una vita comune, forse  arriva al cuore del lettore, proprio perché in alcuni tratti di Stoner ci possiamo tranquillamente riflettere noi tutti. Stoner si pone le domande che prima o poi tutti ci poniamo di fronte alle piccole e grandi miserie della vita

Quand’era giovanissimo, Stoner pensava che l’amore fosse uno stato assoluto dell’essere a cui un uomo, se fortunato, poteva avere il privilegio di accedere. Durante la maturità, l’aveva invece liquidato come il paradiso di una falsa religione, da contemplare con scettica ironia, soave e navigato disprezzo, e vergognosa nostalgia. Arrivato alla mezza età, cominciava a capire che non era né un’illusione né uno stato di grazia: lo vedeva come una parte del divenire umano, una condizione inventata e modificata momento per momento, e giorno dopo giorno, dalla volontà, dall’intelligenza e dal cuore.

Man mano che si va avanti nella lettura,  ti rendi conto ben presto, che il racconto terminerà con la morte del protagonista,  leggi la poesia della vita, la coerenza verso se stessi, la dignità come primo obbligo, di ogni essere umano, e soprattutto leggi la poesia delle pagine finali che ti lasciano dentro una commozione profonda e ti rendi conto di  aver letto le ultime pagine di un gran libro. La vita di Stoner è la vita dell’umanità stessa. E’ l’essere umano scandagliato nel profondo, nelle cose che realmente contano. Molti lo hanno definito il romanzo perfetto ed io concordo pienamente. Stoner è un libro delicato e sommesso, ma riesce a lasciare una profondissima traccia nel cuore del lettore.

Stoner, John Williams

John Edward Williams (1922-1994), nato in Texas da una famiglia di contadini, partecipò alla seconda guerra mondiale in India e Birmania. Al suo rientro si trasferì a Denver, in Colorado, dove rimase tutta la vita insegnando all’Università. Oltre a Stoner è autore di tre romanzi: Nulla, solo la notte (1948), Butcher’s Crossing (1960) e Augustus (Castelvecchi, 2010), vincitore del National Book Award

Titolo : Stoner

Autore : John E. Williams

Editore : Fazi Editore

Collana : Le strade

Prezzo: € 17,50

Sinossi

William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l’amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l’autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)

Pubblicato da Elisa Santucci

Sono Elisa Santucci, fondatrice ed amministratrice dall'8 luglio 2016 . Il blog nasce dalla mia passione per i libri da sempre, dalla voglia di parlarne e fare rete culturale, perché io penso che il web, i blog, i social si possono usare in tanti modi, io ho scelto di creare un'oasi culturale. io sono pienamente convinta che leggere ci insegna a pensare e a essere liberi. "Leggere regala un pensiero libero come un volo di farfalle, un’anima con i colori dell’arcobaleno , forza e creatività" è il mio motto. Editor freelance, correttore di bozze, grafica. Servizi editoriali .

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