“PATERNITA’ – Nuovi padri in bilico fra alleanze e complicità” di Marina D’Amato

LE LETTURE DIFFERENTI
La società moderna e i suoi protagonisti: i nuovi padri.

Fra i vari testi che arrivano dalle Case editrici con le quali il Blog Il Mondo incantato dei libri collabora ci è stato inviato “PATERNITA’ – Nuovi padri in bilico fra alleanze e complicità” di Marina D’Amato, un saggio che rappresenta un interessante approfondimento sulla genitorialità.
L’autrice, chiaramente “recalcatiana”, offre un’attenta e realistica disamina del ruolo e della figura paterna della generazione 5.0, mettendola a confronto con quelle delle generazioni precedenti e si sofferma prioritariamente sulla dinamica dell’approccio del genitore verso il figlio piuttosto che, come buona parte della letteratura sociologica e psicologica suole fare, sugli effetti del comportamento del genitore sul figlio.

Al di là dei dettagli contenutistici che potranno essere approfonditi da chi vorrà leggere questo lavoro di Armando Editore, credo sia molto interessante soffermarci su alcuni spunti di quest’opera, per invitare chi vorrà a qualche riflessione ed a eventuali condivisioni di esse sul Gruppo Facebook del nostro Blog.

Il primo aspetto è sicuramente che la società moderna individua il figlio come un valore e pertanto come espressione di un desiderio, come una fonte di gratificazione.
Si tratta di un’interpretazione che condiziona fortemente il comportamento dei genitori, in quanto essi sono portati a riversare sul bambino che arriva l’ansia da prestazione che contraddistingue la generazione moderna: la creatura messa al mondo per tutta la vita dovrà portare avanti il progetto ideale per il quale è stata concepita.
In tale contesto, dunque, affettività e felicità vengono ad essere le due componenti essenziali della relazione tra padri e figli, in quanto il genitore desidera un figlio felice e il figlio si aspetta di essere amato e protetto ben oltre la maggiore età, in quanto scelto per una missione gratificatoria, generando però un’asimmetria nelle aspettative reciproche.
Su tale progetto si costruisce l’intero percorso di crescita, caratterizzato dalle scatole cinesi delle attività per rendere il bambino o la bambina sempre più abile ma, spesso, sempre meno felice.
Dal punto di vista della genitorialità paterna questa dinamica, secondo un’interpretazione ampiamente condivisa, deriva in gran parte dalla profonda rivoluzione antiautoritaria che, a partire dal ’68, si è avuta fra le nuove generazioni, che ha portato a rinnegare completamente il ruolo di padre autorevole per abdicare verso una piena parità, cancellando quasi del tutto la visione della famiglia come una palestra nella quale i figli devono allenarsi a superare i limiti ma anche a saperli rispettare.

Altro aspetto da evidenziare è quello del processo evolutivo femminile che ha determinato inevitabilmente l’intervento più qualificato dei padri nella gestione dei figli e della casa: dalla generazione del patriarcato ci si è via via incamminati verso quella dei “mammi”, fino ad arrivare a quella dei nuovi padri.
Anche in questo ambito vanno fatte alcune considerazioni: spesso tale elemento non è così pacifico come quello della presenza emotiva dei papà nella vita dei figli e ci sono ancora tanti uomini che si considerano complementari ma non simmetrici nella distribuzione dei compiti.
Del resto, la parola “mammo” usata spesso a proposito di papà che svolgono la funzione di accudimento dei propri figli è davvero pregna di implicazioni oltre che sessiste anche limitative delle competenze e delle potenzialità dell’universo maschile, andando in conflitto con la percezione profonda che invece molti papà hanno della propria funzione.
È anche vero che i diritti acquisiti dai genitori (in verità sempre ancora pochi) restano, soprattutto al sud, prevalentemente prerogativa delle donne e vengono goduti dagli uomini in maniera residuale.
L’europarlamentare portoghese Edite Estrela ci disegna la situazione reale, sottolineando che: “Nei paesi del nord un padre che non prende il congedo parentale e non sta a casa con la famiglia è considerato un cattivo papà. Nei paesi del sud un uomo che prende un congedo di paternità è considerato un cattivo lavoratore”.
Marina D’Amico rappresenta però anche la necessità che gli stessi papà che svolgono funzioni di accudimento in età precoce debbano impegnarsi a esercitare ruoli più evoluti che pertengono alla loro specificità di padri, nell’ambito dei conflitti e delle sfide che i figli mettono in campo, altrimenti il loro ruolo non risulta compiutamente svolto.

Vorrei condividere infine un’ultima riflessione dell’autrice, a proposito della questione dell’intimità fra padri e figlie.
Le attività di accudimento che i padri svolgono fin dalla nascita dei loro bambini rappresentano sicuramente una svolta decisiva nella costituzione del legame fisico che si crea fra essi.
Infatti, in questa nuova strutturazione che caratterizza il rapporto fra i padri e i figli i primi possono trovare, al di là dell’adempimento evidentemente necessario, la dolcezza del contatto fisico e l’estrinsecazione della piena tenerezza.
Eppure, c’è ancora una certa resistenza a riconoscere la piena legittimità di tale iterazione, alimentata dalla convinzione che possa esserci morbosità, nonostante poi le madri da sempre abbiano avuto rapporti di piena intimità con i loro piccoli, senza che nessuno si azzardasse neppure a immaginare che potesse nascondersi uno scopo di seduzione.
In verità il rapporto maschio-femmina nella dinamica genitoriale è pressoché uguale a quello femmina-maschio; le dinamiche di perversione attengono piuttosto a situazioni dove non esiste nessun tipo di relazione fra genitori e figli.
Un padre che riesce a rimandare alle proprie figlie stima e apprezzamento, senza lasciare spazio a fraintendimenti, è uno strumento potentissimo per contribuire a far crescere una donna equilibrata e serena.

Ognuno di questi elementi introdotti credo possa essere un interessante stimolo di riflessione e, aldilà di ogni ideologia, per capire una società che sta cambiando forse più velocemente di quanto ce ne accorgiamo.
E VOI LETTORI E LETTRICI DEL BLOG IL MONDO INCANTATO DEI LIBRI COSA NE PENSATE DEI NUOVI PADRI

Chi sono i nuovi padri della generazione 5.0? Che cosa sperano? Come interpretano il loro ruolo? C’è davvero una frattura tra le generazioni precedenti e quest’ultima? Siamo forse alla fine di uno status? Si sta veramente prefigurando un nuovo ruolo? Questo libro affronta un tema cardine della società mettendo in evidenza come la paternità sia sintomo manifesto del profondo cambiamento della contemporaneità. Le riflessioni pluridisciplinari che compongono il testo affrontano il tema offrendo risposte e aprendo nuovi interrogativi.

Curatore: Marina D’Amato
Editore: Armando Editore
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 17 giugno 2021
Pagine: 128 p., Brossura
EAN: 9788869929793

Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.