“Quando il tempo è cattivo”, – Una storia amara che sfida le convenzioni di un piccolo centro – di Maria Rosaria Di Stefano

“Ricordare, anche quando fa male, è restare umani. Il passato ci appesantisce, ma senza quel peso, non sapremmo da dove veniamo né chi siamo davvero.”

Il titolo, su un rasserenante sfondo rosa, richiama la nostra attenzione e quel “cattivo” risuona di eventi indesiderati dalla comunità, come accennato nel sottotitolo. Sfidare le convenzioni, che impresa!

Quello di Maria Rosaria Di Stefano è un libro che evoca appartenenza e famiglia, già dal primo sguardo alla copertina con quella sorta di oblò che s’affaccia su Procida sotto la pioggia, opera dell’artista Rita, sorella dell’autrice.

Gli occhi sono fermi sul dipinto, sull’isola, con le sue ben note case color pastello, tra archi, scale esterne e terrazze e un cielo minaccioso che piange sul mare, ma il pensiero ondivago richiama alla memoria il trionfo della letteratura (Procida capitale della cultura 2022) e i prestigiosi eventi che la celebrano, dal Premio Procida-Isola di Arturoal Festival letterario “Procida racconta”, un vero e proprio teatro di creazione letteraria.

Quell’oblò appare come una strategia dell’arte per darci l’idea di star fuori a guardare quel che accade nell’isola, mentre la parola dell’autrice ci catapulta nella storia fin dalle prime pagine, sollecitando tanti interrogativi.

Questa storia d’amore travagliata tra Rosa e Michele, ostacolata dalla famiglia di lui, che per sei lunghi anni impedisce che la piccola Maria Rosaria possa vivere serenamente con mamma e papà, è frutto d’invenzione o trae spunto dalla realtà?

La letteratura spesso si confina nei generi, definiti da precise regole e allora ci chiediamo, siamo di fronte a un’autobiografia, a un memoir, al filone delle storie che curano?

Importa? Poco. Ciò che vale è il nostro rapporto personale con il libro. La storia che racconta può avere su ciascuno di noi una diversa risonanza emotiva, perché il libro si modella sulle nostre esperienze personali, sulle emozioni che risveglia.

Ci sono modi diversi di raccontare, ci sono parole nuove da usare e Maria Rosaria ha una scorta lessicale di pregio, di metafore e similitudini, tale da farci vedere con gli occhi del cuore la realtà raccontata. Il suo è un viaggio non solo tra affetti, sogni, delusioni, ma anche nel tempo e nello spazio, dal 1955, anno di nascita ad oggi.

È un libro di piacevole lettura, strutturato in ventidue capitoli brevi.

Già nella prefazione di Maria Francesca Borgogna ci sono le premesse per il giusto approccio all’opera: “uno scritto letterario spesso presenta, anche in maniera non voluta, tratti autobiografici che rivelano tanto dell’autore”.

Un dato certo e condivisibile è che “la scrittura consente di guardare in se stessi, di ritrovare le ferite e di curarle” e qui la ferita è confinata in quei primi sei anni di vita vissuti senza il padre.

L’autrice narra la storia che è il fulcro dell’intero romanzo, l’amore di Michele e Rosa, ci parla del “guaio”, della vergogna, di una figlia nata fuori dal matrimonio, un imprevisto che va a cozzare con i progetti familiari, con l’importanza assegnata alle differenze sociali e culturali, e con le gerarchie familiari procidane. Poi però precisa:

“spesso le storie della mia isola paiono appartenere a quei drammi e romanzi della letteratura universale dove l’amore autentico tra due innamorati fatica a realizzarsi e la vita scorre tra menzogne e sofferenze.”

La vita dell’isola non la guardiamo più soltanto dall’oblò in copertina, ma ne cogliamo la bellezza nelle descrizioni che ci consegnano l’atmosfera del tempo. 

“Un’isola così piccola che il cielo vi cammina in punta di piedi, per non disturbare.”

“Ogni porta è una soglia di giudizio, ogni finestra un confessionale. Il passato non passa: resta incollato agli intonaci, ai soprannomi, agli sguardi che pesano più delle parole.”

Seguiamo con curiosità e interesse la nascita della piccola nel luglio 1955, la descrizione della casa natia, i giochi simbolici di un tempo, le bambole di pezza, le piante ornamentali che a loro insaputa diventano, con un tocco di magia, alunni di quella classe immaginaria che già Maria Rosaria vede nei propri sogni. Un vero e proprio pezzo di storia in cui ritrovarsi e confrontarsi, o semplicemente approfondire con i tanti tasselli presenti nel romanzo (I telai, l’abbigliamento – gonne lunghe, scialli neri – le pietanze, il matrimonio riparatore, segreto per pochi intimi, senza foto e festeggiamenti, vestito nero e cappottino grigio).

C’è una vena malinconica che permea la narrazione, legata al bisogno di essere vista, riconosciuta: l’appartenenza, l’identità.

e finalmente tutta l’isola venne a sapere che io c’ero, esistevo!”

È come un grido. Essere visibili agli occhi degli altri è di un’importanza fondamentale, la propria identità non è più messa in discussione: la madrina di battesimo osa mostrare a tutti la piccola …

La lettura affascina e a tratti intristisce, seguendo i tanti “perché” a cui la bimba non riesce a dare risposta. Perché non poteva stare con il suo papà? Perché tanta cattiveria?

C’è una ferita aperta in quell’infanzia negata, in quella stagione della vita, in quei primi sei anni senza il volto di un padre, e nell’incubo dell’orfanotrofio, una minaccia che veniva dalla nonna paterna. Anche quando ogni difficoltà si supera, le ferite restano e le paure albergano nei sogni, tornano ad affacciarsi a ogni età.

“Di notte, quando la luce si ritira e tutto tace, i sogni dei bambini si fanno ombre. Nel buio, le sedie diventano giganti, i rami graffiano vetri come dita curiose e i passi che non ci sono fanno più rumore del silenzio.”

Da donna finalmente riconoscerà il dolore nel padre, vedrà le sue stesse cicatrici riflettersi negli occhi dell’uomo e sarà il rimpianto il legame che li terrà uniti.

Sei anni di vita persi!

“Una bambina che è già figlia nel cuore di qualcuno non ha bisogno di un istituto. Ha bisogno di essere lasciata dov’è: tra le braccia che la conoscono e nel futuro che già la sogna.”

“Quando il tempo è cattivo” è un romanzo d’esordio molto interessante, che mi auguro sia presto seguito dal nuovo sul matriarcato procidano, come promesso dall’autrice.

Buona lettura a tutti.

“C’è una forza che regge il mondo intero: la fiducia di una madre. Avere la fiducia di una madre è come portare dentro una radice. Anche quando tutto intorno crolla, anche quando dubiti di te stessa, lei c’è.”

Maria Teresa Lezzi Fiorentino

DESCRIZIONE

Questo breve romanzo ripercorre le vicende di una coppia di innamorati che sfidano le convenzioni del piccolo centro in cui si trovano a vivere. Per una serie di motivi che il lettore scoprirà leggendo, la bambina frutto dell’amore contrastato verrà allontanata dalla famiglia di origine con enorme dolore per i protagonisti della vicenda. La storia parla di famiglia, amore, odio, litigi, equivoci ed incomprensioni. È la vicenda di una delle tante famiglie di oggi, di ieri e di domani, che percorre una cronologia ben definita che inizia e finisce con una nascita. Vi si svelano dinamiche di potere ma anche di amore sullo sfondo di un’isola che specialmente nell’epoca in cui è ambientato il romanzo, era particolarmente pittoresca. Il romanzo si snoda infatti sullo sfondo di una Procida consueta, gretta e piccolissima che consentirà, nonostante tutto, all’io narrante di costruire una propria vita completa, appagante e felice. Il linguaggio è intimo e diretto, con una forte carica emotiva. L’autrice utilizza uno stile lineare e riflessivo, alternando descrizioni dettagliate a momenti di introspezione. Il tono è sentito e autentico, e coinvolge il lettore nel viaggio attraverso le dinamiche di questo piccolo centro, tanto più universale tanto più appare personale e provinciale.

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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