Il Venerdì Santo in Calabria: riti, tradizioni e manifestazioni suggestive.

Venerdì Santo in Calabria, Teresa Anania ci racconta i riti e le manifestazioni più suggestive.

“Non mi aspetto giustizia dal mondo che ha crocifisso l’amore” (T. Mithrandir)

I riti della Settimana Santa della tradizione regionale calabrese hanno radici secolari. Durante tutta la Settimana, a partire dalla Domenica delle Palme, è un avvicendarsi di manifestazioni religiose e folkloristiche dove il sacro e il profano si susseguono e si accavallano sconfinando da una sfera all’altra lasciando intravedere, in ognuna di esse, le numerose dominazioni e invasioni che si sono succedute nel corso dei secoli, oltre che le varie superstizioni legate a ogni località.

Il Venerdì è il giorno della Settimana Santa più profondo e ricco di simbolismo e di rappresentazioni tradizionali sacre in tutti i comuni calabresi. Quella sicuramente più suggestiva e maggiormente conosciuta anche oltre i confini regionali, si svolge a Nocera Terinese, piccolo borgo del catanzarese, dove si può assistere allo spettacolo dei “Vattienti” – Battenti, Flagellanti.  Qui, i fedeli in processione, scalzi, indossano pantaloncini cortissimi di colore nero per lasciare totalmente scoperte tutte le gambe, sulla testa una corona di spine fatta con asparago selvatico intrecciato, praticano il rito dell’auto-flagellazione. Battono sulle gambe un pezzo di sughero di forma circolare chiamato cardo o rosa dove sono attaccati 13 pezzetti di vetro che entrando in contatto con la pelle, oltre a causare dolore, tagliano facendo fuoriuscire copiosi rivoli di sangue. Sulle ferite viene versato del vino rosso che mescolandosi al sangue crea una visione ancora più straziante. Il numero 13 richiama i dodici apostoli più Gesù, ma non solo, è simbolo di morte, trasformazione e rinascita.  Ogni flagellante si accompagna a un personaggio detto “acciomu”- Ecce Homo, che indossa un lungo drappo rosso e regge tra le braccia una croce avvolta, anch’essa, da un tela di colore rosso. Anche l’acciomu è scalzo e ha il capo cinto da una corona di spine.

Il dolore come penitenza ed espiazione, dove il sangue è senza dubbio il protagonista assoluto di questo rituale.  Sangue come sacrificio per redimersi dalle colpe, come simbolo che unisce quanti sono accomunati dalla stessa tacita richiesta di intercessione col divino, come voto per ottenere una guarigione o per l’assoluzione dai peccati per un’anima defunta. Ma ancora, quel sangue come vera e propria Via Crucis offerta in dono alla Vergine Maria, affranta dalla morte del suo unico figlio. Il sangue, pur suscitando una sorta di rifiuto del dolore è, contemporaneamente, emblema di quel modello ciclico vita-morte inteso come purificazione e rinascita. “I Vattienti” compiono un atto cruento, doloroso, ancestrale per certi aspetti, ma “spiritualmente necessario”.

Quello dei “Vattienti” non è solo un rito tradizional-popolare legato alle cerimonie pasquali, ma è una vera e propria identità sociale, religiosa e antropologica della comunità di Nocera Terinese. Le prime testimonianze storiche risalgono addirittura agli inizi del 1600 e, nonostante la Chiesa, pare, abbia più volte disposto l’annullamento di tale celebrazione, Nocera Terinese è uno dei pochi comuni calabresi ad averlo mantenuto tanto da essere stato candidato, dalla Regione Calabria e dal Ministero dei Beni Culturali, a divenire Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Altra manifestazione della tradizione pasquale calabrese è la cosiddetta “Affruntata” o “Cunfrunta”– (Incontro-Confronto), particolarmente presente in molte località delle provincie di Vibo Valentia e di Reggio Calabria.  Il rito prevede la processione delle statue di Gesù Risorto, San Giovanni e la Vergine Maria che è vestita di nero in segno di lutto.  Le statue vengono più volte avvicinate e allontanate, in alcuni paesi l’incontro viene fatto correndo, per rievocare l’annuncio che San Giovanni fece alla Madonna per comunicarle che Gesù era risorto.

Nella città di Lamezia Terme invece, o meglio nel limitrofo ex comune di Sambiase, molto sentita è la processione dei “Mistìari”, intesi tanto come Misteri Dolorosi quanto come Mestieri. Nelle Chiese dell’Immacolata e dell’Annunziata che sorgono una di fronte all’altra, vengono allestite per l’occasione le 8 statue relative alla Passione di Cristo (Misteri); ogni statua viene portata in processione da persone che appartengono e  rappresentano una determinata categoria lavorativa (Mestieri). Ecco quindi che i contadini portano la statua di Gesù nell’orto del Getsemani; Gesù coronato di spine dai parrucchieri; ai muratori spetta Gesù flagellato alla colonna; i falegnami si occupano sia di Gesù che porta la croce che di Gesù crocifisso; le Confraternite delle due parrocchie portano la “varetta” – (la bara) di Gesù morto; le donne che hanno subito dei lutti portano la Madonna Addolorata e infine, gli impiegati si occupano di San Giovanni.

Basta spostarsi di pochi chilometri verso il capoluogo o in alcuni comuni del crotonese, per assistere alla processione della “Naca”- ( dal greco nake-Culla), ovvero una sorta di bara contenente Gesù morto. Processione risalente al 1600 ed è ancora oggi una delle maggiori attrattive tra i riti pasquali catanzaresi. Anche qui, nei tempi antichi, erano i rappresentanti di ogni categoria di lavoratori a portare la “Naca” con una andatura altalenante; oggi invece sono i Vigili del Fuoco che la portano in spalla lungo le strade cittadine. Gli stendardi e le bandiere assegnate alle Confraternite della città capoluogo precedono la naca, mentre le croci penitenziali e la statua della Madonna col cuore trafitto da 7 spade, la seguono. Sette spade, tante quante furono le sofferenze di Maria durante la sua vita terrena: La Profezia di Simeone; La fuga in Egitto; Lo smarrimento di Gesù al Tempio; La salita di Gesù al Calvario; La Crocifissione; La deposizione dalla croce; La sepoltura.

A Serra San Bruno in provincia di Vibo Valentia, si pratica il rito della “Schiovazione”. Il Cristo viene letteralmente liberato dai chiodi, staccato dalla croce e deposto su un letto mortuario per poi essere portato in processione insieme alla Madonna Addolorata, alla Maddalena e a San Giovanni.

A Laino Borgo, in provincia di Cosenza, paese immerso nel Parco Nazionale del Pollino, è molto partecipata “la Giudaica” ovvero la rappresentazione della Passione e della Morte di Gesù che coinvolge per la realizzazione  di 19 scene,circa 200 attori in una sorta di teatro itinerante della durata di quasi sei ore con processione finale.

E poi ancora, a Mesoraca, in provincia di Crotone, troviamo la processione dei suoni; a Vazzano in provincia di Vibo Valentia, la fiaccolata; sempre nel vibonese e in alcuni paesi del reggino jonico si svolge “la chiamata della Madonna Addolorata”.

Ciò che accomunava un tempo tutte, o quasi, le località regionali nel giorno del Venerdi Santo erano il silenzio, il digiuno totale o parziale, cui solo i bambini, gli ammalati e le donne in stato di gravidanza erano esenti, e la penitenza.  Le donne non si pettinavano né si intrecciavano o legavano i capelli e vestivano di nero in segno di lutto. Era vietato ridere, suonare, cantare. Nessun rintocco di campana e per le strade dei paesi solo il suono sordo e inquietante di uno strumento molto rudimentale chiamato “Tocco”. Non si cucinava e se proprio necessario si consumavano esclusivamente piatti freddi.  Solo dopo la Resurrezione di Gesù si riprendevano le normali attività quotidiane e all’avvicinarsi del momento in cui le campane suonavano a festa per annunciare il trionfo della vita sulla morte, era usanza attendere, abbandonando qualunque cosa si stesse facendo, ovunque ci si trovasse, distesi a terra a faccia in giù.

Ovunque ci si sposti, da una provincia a un’altra, da un comune all’altro, che si tratti della costa Jonica o di quella Tirrenica tanto quanto dell’entroterra, tutta la Calabria è ricca di tradizioni culturali e riti religiosi impossibili da raccontare tutti.

Teresa Anania

 

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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