Accabadora di Michela Murgia

Accabadora di Michela Murgia

Recensione a cura di Miriam Salladini

Michela Murgia con questo libro permette ai lettori di intraprendere un viaggio verso la Sardegna arcaica di circa mezzo secolo fa dov’era diffusa la pratica del “fillus de anima”, un accordo privato che prevedeva l’affidamento volontario di un figlio da parte dei genitori ad altre persone. 
Una “fillus de anima” è anche Maria, protagonista di “Accabadora” che vive con Tzia Bonaria per ben tredici anni senza mai chiamarla mamma. L’anziana donna cerca di insegnarle da subito le cose che si fanno e quelle che non si fanno, le quali non corrispondono alle idee di giusto o sbagliato soprattutto perché nel mondo in cui crescono le due donne quelle categorie non trovano posto. Ma chi è l’accabadora di cui parla l’autrice? In sardo il termine significa “colei che finisce”, l’anziana sarta di Soreni è infatti l’ultima madre che accompagna i moribondi al loro destino con un gesto di pietà e sollievo. Maria cresce con la sua Accabadora senza conoscere davvero chi sia la donna che l’ha accolta in casa sua né i motivi che la spingono a uscire di casa a notte fonda avvolta nel suo scialle nero. Al di là dei segreti, ciò che unirà le due donne sarà un profondo rapporto di amore e rispetto che sfiderà le barriere del tempo e dello spazio portando la ragazzina prima e successivamente la donna che diventerà a compiere l’ultimo estremo atto di amore.
Sono rimasta molto colpita dal linguaggio essenziale utilizzato dall’autrice ricco di metafore, sinestesie e ossimori. Un linguaggio che affronta temi molto importanti come quello dell’eutanasia senza implicazioni ideologiche o politiche. La morte è parte della vita e se una persona soffre non ha più motivo di vivere, l’accabadora ha proprio il compito di svolgere un ultimo gesto di pietà verso il sofferente.

Accabadora di Michela Murgia

Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. 
Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, nel 2009 il romanzo Accabadoracon cui ha vinto l’edizione 2010 del Premio Campiello, nel 2011 Ave Mary (ripubblicato nei Super ET nel 2012), nel 2012 Presente (con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta) e nel 2012 il racconto L’incontro. È fra gli autori dell’antologia benefica Sei per la Sardegna(Einaudi 2014, con Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu e Paola Soriga), i cui proventi sono stati destinati alla comunità di Bitti, un paese gravemente danneggiato dall’alluvione. 

 

 

Pubblicato da Miriam Salladini

Ciao a tutti! Mi chiamo Miriam Salladini e nella vita sono un'insegnante di sostegno di scuola primaria, specializzanda in pedagogia clinica. Amo molto la lettura e l'arte. Leggo anche quattro libri insieme, alternandoli e quando vedo una libreria sono capace di starci dentro ore. Sono una persona creativa, mi piace inventare e creare cose nuove. Collaboro con alcuni blog tra cui "gialloecucina".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.