La centenaria con la pistola, Benoit Philippon

La centenaria con la pistola, Benoit Philippon. Ponte Alle grazie

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“Mi stai dicendo che rischio la prigione a vita? Ho centodue anni, Colombo. Ti dice qualcosa?”

Quante volte può capitare di incontrare una centenaria così arzilla e con un carico esplosivo di esperienze? L’ispettore Ventura continuerà a chiederselo fino alla fine, sempre più stupito dalle circostanze e dalla narrazione di Berthe, una centenaria esuberante ben lontana dall’immagine della vecchina tranquilla.

“Di contro, quella vecchia sdentata, armata di fucile e con una parlantina fuori del comune, è una novità. Sono solo le otto del mattino, e l’ispettore ha già fatto stridere gli pneumatici sull’asfalto, schivato parecchi colpi di arma da fuoco, assaltato un villino presidiato meglio di Fort Knox e subìto una tempesta di anacronistiche imprecazioni uscite dalla bocca sgualcita e incontenibile di questa vecchia non più alta del suo fucile, ma altrettanto sferzante quando la apre per sparare a vista.”

Poche pagine per avere la conferma che abbiamo a che fare con una sorta di nonna carabina, anche se ancora nulla può far presagire quanto sarà svelato nel corso della narrazione, in una scia di cent’anni ricca di eventi, scelte, abusi e ardita difesa.

Un ringraziamento alle traduttrici, Rossella Monaco e Letizia Fusini, è quello che sento di fare subito, perché senza di loro non avrei avuto la gioia di leggere questo libro e non avrei mai incontrato Berthe, sorprendente, simpatica e scomoda centenaria, che la copertina mi riporta con un’immagine ben diversa da quella che si è definita nella mia mente. Di tanto in tanto mi vien da pensare ad “Arsenico e vecchi merletti”, un accostamento legato ad omicidi a sorpresa, assassini insospettabili e una cantina in comune.

Berthe è un personaggio straordinario, una vicina da trattare con il massimo rispetto se non si vuole finir male, non con un bicchier di vino di sambuco corretto con arsenico, quanto piuttosto con un colpo di pistola o di carabina, o tutt’al più col fendente di un coltello o di una pala.

Se Berthe si ritrova a parlare della propria vita e a svelare quanto nel corso degli anni non è mai emerso, è per puro caso. È accaduto qualcosa di non premeditato e sente di agire in difesa di due giovani a cui si è affezionata, Guillemette Desmoulins e Raymond Truchand, che si son lasciati dietro il marito di lei, Xavier, con la testa spappolata.

Conosciamo il personaggio nelle varie fasi della sua vita, dal 1914 al 2012, seguendo lo scorrere del tempo in cui viene interrogata e gli episodi narrati che segnano la sua esistenza: la piccola ribelle affidata alla nonna, la sua esuberanza, gli approcci sessuali, i mariti che ha la sorte di incontrare.

Sappiamo che la Berthe ragazza era un cespuglio di rovi con spine grosse e appuntite, nota per la sua arguzia e per le sue imprecazioni, i suoi lineamenti femminili in netto contrasto con un modo di fare decisamente rozzo e la sua unica certezza e riparo, la nonna Nana, una quercia solida e rassicurante.

Assistiamo a una serie di matrimoni sbagliati finiti tragicamente e all’incontro con il vero amore, il primo uomo che la guarda senza disprezzo e concupiscenza, le mostra rispetto, è capace di esprimere sentimenti.  È il primo uomo che Berthe spera finisca tra le sue lenzuola e non nella sua cantina.

È allora un’innocente assassina quella che si svela agli occhi del lettore e dell’ispettore? Certo non si può nascondere la simpatia che si finisce col provare per lei, anche tra lo sgomento di quanto racconta. Le sue azioni sono ingiustificabili, anche se ha sempre eliminato chi osava infierire su di lei in vari modi. L’educazione si potrebbe insegnare anche in maniera diversa, ma Berthe, a quanto pare, non ha avuto molto tempo a disposizione.

Lo stupore accompagna questa piacevole lettura per tutta la narrazione e se non fosse troppo lungo, verrebbe voglia di leggerlo tutto d’un fiato. Siamo costretti a qualche pausa, prima di avventurarci in altri frammenti di vita e di morte.

Quale pena si può infliggere a una donna di 102 anni quando ormai è accertato che la sua cantina fatica a contenere i resti dei suoi “ricordi”?

Oh no, non solo, c’è anche il giardino che inizia a lamentarsi! Certo non a caso la chiamano la Vedova Nera e dal suo villino tutti cercano di tenersi alla larga.

Una lettura imperdibile!

“Ventura non riesce a credere alle sue orecchie né ai suoi occhi che ora stanno fissando una donna minuta di più di cento anni che sembra incapace di far male a una mosca e che non ha nulla da invidiare al più spietato serial killer.”

“Sono un mostro? No, sono loro i mostri.”

Maria Teresa Lezzi Fiorentino

Un piccolo villaggio nel Massiccio Centrale francese. L’alba. Risuonano degli spari. Un’anziana signora ha imbracciato la doppietta e si è messa a far fuoco contro il vicino di casa, poi contro i poliziotti sopraggiunti. È così che l’ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, cinque volte vedova, ancora piuttosto arzilla e ancora dotata di buona mira. Nell’interrogatorio che segue, l’ispettore e il lettore impareranno a conoscere la vivace vecchietta dalla lingua affilata e dal grilletto facile, indotta a ripercorrere gli episodi principali della sua lunga vita e della sua carriera criminale. Chi è stata davvero Berthe: una serial killer, una sorta di Barbablù al femminile o una donna libera, una femminista ante litteram, capace di conquistarsi l’emancipazione a colpi di pistola? Di certo è un personaggio memorabile; e Benoît Philippon, dandole voce, è riuscito a creare un giallo unico, che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, fa molto ridere, commuove a volte e dà anche parecchio da riflettere.

Benoît Philippon (1976), cresciuto tra Costa d’Avorio, Antille, Canada e Francia, è scrittore, sceneggiatore e regista. La centenaria con la pistola, suo secondo romanzo, l’ha imposto come uno dei migliori autori di polar francesi.

GENERE: Narrativa straniera
COLLANA: SCRITTORI
PAGINE: 384
PREZZO: 18.90 €
ISBN: 9788868338893


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Pubblicato da Maria Teresa Lezzi Fiorentino

Maria Teresa Lezzi Fiorentino vive a Lecce, sua città natale, dedicandosi alla famiglia e al lavoro. Coltiva da sempre due grandi passioni, lettura e scrittura, per sé e per tutti coloro ai quali riesce a trasmettere il proprio entusiasmo. Il fulcro intorno a cui hanno ruotato i suoi scritti, articoli e recensioni, è stato per lungo tempo l’assetto metodologico-didattico, con un’attenzione particolare alla sfera emozionale e al benessere degli alunni. Dopo un appassionante percorso professionale in varie scuole del Salento, che ha visto l’autrice insegnante di scuola materna, psicopedagogista e docente di materie letterarie, nel 2018 avviene la svolta ed inizia una nuova stagione della vita,in cui la scrittura privilegia la narrazione, partendo dalla quotidianità e dalla memoria del tempo vissuto. È tempo di racconti brevi, lettere, autobiografie e recensioni. Sono dell’autrice, pubblicati con Youcanprint:Di vita in vita, La via maestra, Spigolando tra i ricordi, Passo dopo passo … e altri racconti.

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