
Non sono un assassino, Francesco Caringella
“L’uomo vuole certezze e non dubbi, risultati e non esperienze, senza accorgersi che le certezze possono nascere solo attraverso i dubbi e i risultati solo attraverso le esperienze.”
Carl Gustav Jung
Ci sono storie che hanno il potere di scuotere e di stravolgere le certezze di tutti, portandoci a riflettere su quanto possa essere sottile la linea tra verità e sospetto…
È il 3 dicembre 2014 quando Giovanni Mastropaolo, Sostituto Procuratore della Repubblica di Lecce, chiama un amico di vecchia data, Francesco Prencipe: ha urgente bisogno di vederlo e non ammette dinieghi. Francesco, divenuto commissario di polizia proprio grazie al suo mattiniero interlocutore, accetta anche se evidentemente seccato e, tornando con i pensieri nel passato, ricorda di come Giovanni, durante una sua lezione, aveva incantato un gruppo di giovani uditori a proposito delle funzioni del pubblico ministero.
“Il pubblico ministero è un uomo prima ancora che un magistrato. Un uomo che deve pensare e a lungo, prima di decidere. Deve riflettere delle conseguenze di ogni suo atto sulla carne viva delle persone. Dietro ogni reato c’è una vicenda umana più interessante del reato stesso. Il reato non è mai un gesto isolato. Un atto criminoso, al pari di ogni altra condotta umana, è l’anello finale di una catena di antefatti, premesse e concause. Occorre esaminare tutti gli snodi per comprendere l’essenza del crimine, di quel particolare crimine, di un crimine diverso da tutti i crimini del passato e del futuro. Un reato non è mai uguale a un altro, anche se ne ha le stesse caratteristiche esteriori. L’azione criminosa appartiene a una persona, a un momento preciso della sua vita, è una tappa della sua esistenza. Occorre entrare nelle viscere di quell’uomo e addentrarsi nel labirinto della sua mente per capire di fronte a quale reato ci si trova. La canna fumante di una pistola può essere innescata da un sentimento tradito, da una passione smodata, dalla paura del futuro, da una fragilità incompresa, da un freddo comando. Il giudice deve essere curioso, un uomo assetato di notizie, il suo sguardo verso l’imputato deve comprenderne l’umanità e le azioni. Bisogna scandagliare l’autore del delitto e la sua vita per approdare a una sentenza giusta per quell’uomo, oltre che conforme alla legge.”
Poco dopo l’incontro, Francesco apprende dal radio giornale una notizia terribile, che cambierà per sempre la sua esistenza…
“Questa mattina, intorno alle nove, il corpo del Sostituto Procuratore della Repubblica di Lecce, il dottor Giovanni Mastropaolo, è stato trovato senza vita nella sua casa a Nardò, località Santa Caterina. L’allarme è stato dato dalla domestica, che ha rinvenuto il cadavere sulla sedia dello studio con il volto insanguinato riverso sulla scrivania. Il dottor Mastropaolo aveva quarantacinque anni ed era noto per le sue inchieste sulla criminalità organizzata. Da tanto tempo era il protagonista di una lotta senza quartiere contro la Nuova Camorra Pugliese. L’inchiesta è stata affidata alla Procura di Potenza, competente per i reati commessi ai danni dei magistrati del distretto di Lecce. Gli inquirenti osservano il riserbo più stretto. Secondo le prime indiscrezioni, tuttavia, il magistrato sarebbe stato ucciso con un unico colpo di arma da fuoco esploso a bruciapelo. Un vicino avrebbe notato un’auto di grossa cilindrata allontanarsi a gran velocità dal luogo dell’omicidio.”
Ovviamente tutti i sospetti ricadono su Francesco, che viene sottoposto a un lunghissimo interrogatorio. Ma perché Giovanni aveva chiamato il suo amico, che tra l’altro non vedeva da due anni, prima dell’alba? Quale era stato l’argomento della loro breve conversazione? Quale l’urgenza reale?
“Un confidente gli aveva rivelato il nome di un grosso politico coinvolto in un’associazione a delinquere dedita agli appalti pubblici e al traffico dei rifiuti tossici. Erano già stati arrestati da mesi i pesci piccoli, i mezzi capi e i vice capi dell’associazione. All’appello mancava però il vertice. Soprattutto era ancora ignoto il referente politico che aveva garantito a questo clan impunità e protezione. L’informatore gli aveva fatto questo nome. Un pezzo da novanta: un parlamentare, se non di più. Il confidente gli aveva rivelato queste notizie in via informale. Prima di metterle per iscritto, rischiando fughe di notizie, Giovanni voleva trovare conferme alle accuse. Insomma, mi ha chiesto se, trovandomi al suo posto, avrei arrestato quel grosso calibro (…). Erano convinti che io fossi l’assassino. Troppi elementi congiungevano contro di me: ero l’unica persona presente sul luogo e all’ora dell’omicidio, ero fuggito con la fretta di un ladro e avevo mentito sul fantomatico motociclista, sullo strano colloquio con il mio vecchio amico e sullo stato dei miei rapporti con Giovanni. Mi avrebbero arrestato. Avevo ancora ventiquattro, al massimo trentasei ore di libertà.”
Per Francesco, inevitabilmente, si aprono le porte del carcere: un luogo di punizione e di recupero, dove tutto cambia inesorabilmente…
“Nel varcare l’atrio buio e freddo che conduceva all’Ufficio matricola dove sarei diventato un numero, capii che il vicequestore Prencipe era morto per lasciare spazio a uno scarto dell’umanità. La sicurezza che nella vita esterna ti conferisce la gente alla quale puoi appoggiarti sparisce a fianco di due guardie penitenziarie che ti spingono, stanche e annoiate, nella stanza in cui sarai spogliato, ispezionato, fotografato e censito (…). Mentre i vestiti e il borsone venivano ispezionati con cura, mi ritrovai nudo, in piedi, di fronte a occhi che mi scrutavano gelidi: la mia trasformazione in un oggetto senza nessun valore era completata.”
Lo sconforto lievita, ed è impossibile non pensare al cambiamento radicale, al peso insostenibile per una condanna per omicidio e, soprattutto, agli affetti importanti. Cosa dire a una figlia adolescente? Come potersi giustificare e convincere le persone amate dell’estraneità rispetto a un delitto efferato e senza movente? Il tempo diventa un modo per auto analizzarsi…
“Dov’era finito quel papà avvinghiato al suo tesoro? Quell’uomo era stato capace di perdere tutto in un solo colpo: la donna della sua vita, la famiglia, la sua bambina. Nel corso degli anni ero diventato un altro senza difendermi, arrendendomi giorno dopo giorno. Avevo sbagliato ogni scelta: gli amici, le donne, i piaceri. Mi ero stordito nel gioco d’azzardo. Vittorie, e poi sconfitte, accumulando debiti sempre più pesanti nei confronti delle persone sbagliate (…). Come è potuto succedere che un uomo, la cui vita poteva essere perfetta, si sia trovato all’improvviso a combattere per sopravvivere nella cella umida e angusta di un carcere? Ti opprime anche il pensiero della vita dei tuoi cari, schiacciata dalla tua condizione di carcerato. Mentre ti rigiri nel letto, ti assale la paura che anche chi ti ama possa dubitare di te. L’unica certezza è che il tuo domani dipenderà da un processo. Un pubblico ministero che conosci fin troppo bene e i giudici ancora ignoti stringeranno il tuo futuro tra le loro mani.”
Intanto passano i mesi, e comincia il processo a carico di Francesco Prencipe, come unico imputato per l’omicidio del Sostituto Procuratore della Repubblica di Lecce, Giovanni Mastropaolo. E pare che tutto sia strutturato per condannare alla massima pena il commissario di polizia. Dove tutto appare il contrario di tutto, ogni cosa può accadere…
“Il processo penale non era una macchina precisa e affidabile, capace di produrre un risultato per definizione giusto. Era un’azione umana come le altre, zeppa di difetti e caratterizzata dalla fallibilità. In ogni processo, un giudice conosce tante verità diverse. Quella del pubblico ministero che reclama la condanna. Quella dell’imputato che grida la sua innocenza. Quella del testimone che scoperchia il vaso dei ricordi. Quella della vittima che chiede vendetta. Quella del pubblico che vuole un colpevole. Sta al giudice scegliere la sua verità, quella più probabile e, quindi, più giusta.”
Caringella, con questo splendido romanzo, firma un legal thriller dall’anima profondamente controversa. Sullo sfondo una Puglia vivida e meravigliosa, spesso testimone di delitti efferati, diventando lo scenario perfetto per un dramma che scava nell’abisso di un’amicizia tradita. La scrittura è densa, capace di evocare atmosfere soffocanti, nello spazio e nelle menti dei protagonisti. La figura del giudice, le difficoltà e le responsabilità che si assume nei confronti dei suoi simili, mi hanno riportato alla mente la vicenda di Garlasco e la figura di un uomo di legge del calibro di Vitelli. In questo scenario, il confine tra colpevolezza e innocenza diventa sottilissimo, lasciando trapelare le fragilità di un sistema che deve fare i conti con le zone d’ombra dell’animo umano. E poi l’epilogo magistrale: inaspettato, sconvolgente, disarmante. L’unica certezza diventa la consapevolezza che ogni essere umano custodisce un lato oscuro dell’anima e, a volte, comprenderlo, diventa una missione impossibile…
Da questo thriller il film Non sono un assassino di Andrea Zaccariello
Con Riccardo Scamarcio, Alessio Boni, Edoardo Pesce e con Claudia Gerini
È un freddo e piovoso mattino d’autunno, quando una scena raccapricciante sorprende la domestica del sostituto procuratore Giovanni Mastropaolo: l’uomo giace nello studio della sua villetta, la fronte bucata da un proiettile. Non ci sono segni di effrazione e gli inquirenti rimangono sconcertati: l’omicidio non ha le caratteristiche tipiche di quelli compiuti dalla malavita organizzata, ipotesi che sembrava la più probabile, dato che la vittima era nota per le sue indagini contro la nuova camorra pugliese. E così, anziché rivolgersi verso l’ambiente criminale, i sospetti si concentrano su Francesco Prencipe, vicequestore, legato a Mastropaolo da antichi rapporti di amicizia e di collaborazione professionale. Dopo un drammatico interrogatorio, il funzionario viene accusato del crimine e arrestato. A questo punto l’unico modo che Prencipe ha per non finire i suoi anni in galera è quello di imbarcarsi in un’ardua battaglia giudiziaria per dimostrare la propria innocenza. Ma nel processo che lo attende verità e menzogna troppo spesso si intrecciano, separate da un sottilissimo filo… Un omicidio senza movente, un’indagine mozzafiato e un finale inaspettato per un esordio sorprendente e unico, che vi terrà incollati fino all’ultima pagina.





