Solo Vera è l’estate, Francesco Pecoraro

Solo Vera è l’estate, Francesco Pecoraro. Ponte Alle Grazie.

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“L’antica distinzione tra uomo e natura, tra abitante di città e abitante di campagna, tra greco e barbaro, tra cittadino e forestiero, non vale più: l’intero pianeta è ormai diventato un villaggio, e di conseguenza il più piccolo dei rioni deve essere progettato come un modello funzionale del mondo intero.”

Lewis Mumford

Luglio 2001: è da poco arrivata un’estate torrida di un nuovo millennio che sostanzialmente non ha ancora modificato le vite degli esseri umani. Enzo, Filippo e Giacomo, sono tre amici di lunga data, e continuano il loro solito tran tran, ignari del fatto che a breve accadrà un evento che farà molto discutere e risuonerà nelle loro esistenze ordinarie.

“Tra le ultime cose che fino al 10 luglio 2001 la civiltà borghese novecentesca ha prodotto c’è il movimento no-global. Bisogna studiarlo bene per capire cosa c’è dentro, ma a uno sguardo superficiale si può dire che ancora contiene elementi di analisi del presente messi insieme su base ideologica e con una certa coerenza di dati. Nel luglio 2001, dopo la conferenza internazionale di Seattle del ’99 e gli scontri fisici che ne sono seguiti, il pensiero no-global gode di un certo riscontro tra le masse, giovanili e non (…). I no-global sono pacifisti, ambientalisti, fautori dello sviluppo sostenibile, propongono il consumo critico, la de-crescita felice, sono anti-proibizionisti e contrari all’alta velocità ferroviaria (in Italia soprattutto simbolizzata dalla tratta Torino-Lione). Fin da giovedì 19 luglio una grande massa di persone, ormai genericamente definite no-global, sta confluendo a Genova per opporsi al G8, in cui vedono ciò che effettivamente è: un luogo di coordinamento della politica internazionale e di chi ne regge le fila, in definitiva del grande capitale finanziario. Non occorrono prove per questa affermazione. I no-global lo sanno. Lo sanno tutti.”

Intanto, i tre amici, soprannominati GEF, si stanno organizzando per andare alla festa di compleanno di una cugina di Giacomo, che abita a Lavinio. E lo stesso Giacomo informa Enzo di qualcosa che sta accadendo a Genova, mentre le loro vite sono essenzialmente invariate.

“Giacomo dice di aver sentito al telefono l’amico suo Dario che è lì e che parla di poliziotti scatenati. Dice che li stanno ammazzando e che nessuno alza un dito. Dice ti staccano la testa anche da fermo, anche se hai settant’anni, anche se sei una monaca, ma forse esagerano, forse le monache non le menano, ma tutti gli altri si (…). Dice che nel corteo ci sono quelli del Blocco Nero, cioè vestiti di nero, col passamontagna, che sfasciano tutto, nessuno sa chi siano. Dario dice dei provocatori: spaccano le vetrine per dare la scusa alle guardie di caricare e menare. Ma dice che non ci si capisce niente, che c’è molta gente e un gran casino.”

La confusione è tanta: una sola cosa emergerà con spietata certezza. Un giovane ragazzo muore in quel caos. Di gente, di idee, di interessi.

“Risulta dalla documentazione presente in Atti in data 20 luglio 2001, verso le 17.15, in Piazza Alimonda a Genova, si verificavano degli scontri tra manifestanti anti e forze dell’ordine. In tali circostanze un Land Rover dei Carabinieri veniva assaltato da un gruppo di manifestanti. Dall’interno del veicolo veniva esploso un colpo di pistola che attingeva Carlo Giuliani, uccidendolo sul posto (…). La violenza e la morte che anche qui sono nascoste nella natura delle persone, delle cose e delle case, nel covaticcio assassino delle famiglie, nelle strade a quattro corsie, nelle automobili di tutti i tipi, nelle vite, nel sesso, nella voglia di denaro e potere e successo-in questo momento si stanno palesando altrove, come una lontana eruzione di un magma che è sotto i piedi di tutti, silente, e qui e là sbotta in superficie, esplode, erutta, distrugge.”

I GEF sono accomunati non solo da una salda amicizia e dal Mamiani, che hanno frequentato tutti, ma anche da Biba, una ragazza più giovane di qualche anno, che li conosce bene, e che a loro insaputa, parte da Roma per partecipare a quella manifestazione, dalla quale tornerà stravolta e cambiata, forse più consapevole, di se stessa e della natura umana.

“…scontrarsi con i servitori dello Stato è un atto politico, è una pratica con una sua storia e le sue tecniche, le sue tattiche e certi suoi valori che non ti sto a dire… Si, valori, cioè significati politici, andare in piazza non è solo protestare, è marcare una presenza, usare il terreno, appropriarsene, esistere politicamente nello spazio e anche nella violenza, quando serve, soprattutto per difendersi: farsi menare non è una bella cosa, è una cosa da vittime, è vittimarsi, è accartocciarsi per terra, è lamentarsi, non reagire a testa alta guardarli in faccia e tenergli testa…”

Ma un ideale, una presa di posizione, una fede, vale tanto e più di una giovane vita? Serve effettivamente a qualcosa immolarsi per un credo, sapendo comunque che le circostanze non muteranno?

“Niente vale la vita di nessuno, niente vale la mia vita, niente vale niente, vale solo vivere, morire non è un atto politico, è solo morire… Morire per un impulso, per un incidente, per una cazzata che puoi sempre farla, lo capisco, ma morire ammazzati così per strada da un poliziotto demmerda no, non significa niente (…). Non andrò più a vedere morire ragazzi in piazza, non voglio provare più la sensazione di prima, quando vedevo aprirsi le teste di persone acciambellate in terra sotto le manganellate e provavo qualcosa… Qualcosa di simile a un piacere, una cosa quasi sessuale… Infliggere dolore, subire dolore (…). Niente di ciò che sta accadendo a livello globale può essere fermato, faranno quello che c’è da fare per aumentare i loro profitti… Come hanno sempre fatto, come faranno sempre.”

Immergersi in questa lettura a distanza di oltre vent’anni dai fatti accaduti, rappresenta ancora un pugno allo stomaco. L’inconsapevolezza di alcuni e le emozioni di altri trapelano in maniera perfettamente realistica e ciascuno ha la possibilità di identificarsi a favore o contro una determinata fazione. Un libro intenso, a tratti crudo che, attraverso gli occhi di quattro giovani, richiama alla ribalta un triste e penoso caso che ha visto il nostro Paese protagonista di avvenimenti che ancora fanno rabbrividire, il cui segno resterà indelebile per sempre.

È il 20 luglio 2001. Tre amici poco più che trentenni sono in auto sulla via Pontina, diretti da Roma al litorale, dove li attende – si direbbe – una serata come tante, la festa di compleanno della cugina di uno di loro. Enzo, Giacomo e Filippo hanno in comune le origini – vengono tutti e tre dal Mamiani, il liceo più politicizzato della Capitale – e si affacciano su una vita adulta più complicata e stentata del previsto; li unisce anche l’ambigua amicizia con Biba, che questa sera non è con loro. Lo stesso giorno, decine di migliaia di altri ragazzi si trovano invece più a nord, a Genova, dove si sta svolgendo il G8: la ferocia gratuita con cui vengono annientati i corpi e le idee dei manifestanti, produce e incarna assieme l’autentico crinale della nostra storia, ma anche un irreversibile punto di passaggio nella traiettoria esistenziale dei quattro protagonisti.
All’alba del 21 luglio, un’alba serena d’estate, niente sembra cambiato ma niente sarà più come prima, per nessuno di loro – e per nessuno di noi.

Francesco Pecoraro, romano, ha pubblicato per Ponte alle Grazie i romanzi La vita in tempo di pace (2013; premio Viareggio, finalista premio Strega, tradotto in cinque lingue), Lo stradone (2019; finalista Premio Campiello) e Solo vera è l’estate (2023), e i racconti di Camere e stanze (2021). Ricordiamo anche le prose di Questa e altre presitorie (Le Lettere, 2008), le poesie di Primordio vertebrale (Ponte Sisto, 2012) e il «poemetto» Nodulo (Tic, 2021).

  • GENERE: Narrativa italiana
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 208
  • PREZZO: 16.00 €
  • ISBN: 9788868338671

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Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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